Roberto

Pazzi

Time continua a stupirci con le sue copertine. Questa volta ci inquieta con una croce che sbarrando il 2020, pare anche un divieto di accesso al futuro, macchiato di rosso sangue. Somiglia a un blocco del tempo, come se fosse la fine della storia. La rossa croce evoca infatti l’augurio ingannevole che ci coinvolgeva l’ultimo giorno del 2019, quando affacciarsi al nuovo anno evocava la forza e la voglia di sognarlo migliore degli altri. Come a ogni gran giro di boa del tempo. Ma il coronavirus che il 2020 ci ha portato in dono si è mangiato la nostra voglia di prevedere, sognare, desiderare, mentre i morti da Covid 19 continuano a cadere a centinaia, sotto i fendenti di falce della sinistra signora di questo mondo.

Chi mai avrà il coraggio di fare pronostici, il prossimo 31 dicembre, per un prospero e felice 2021? E potrà mai essere peggiore di quello passato? Certo verranno i brividi quella notte a ripensare con che animo lieto levavamo i calici a brindare al futuro, l’anno scorso. Con che espressione ci si rivolgerà alla persona amata, ai figli, agli amici, al corteggio di affetti che quella notte convoca in un solo abbraccio? Le ombre di tutti i caduti, l’eco delle sofferenze, il ricordo della paura, la dissolidarietà che ci ha quasi abituato a evitare il prossimo, saranno lì, in un sorso solo, a rendere meno dolce il vino con cui si festeggia la vita, quando siamo felici.