Fabrizio Tonello * Winston Churchill non funzionava più molto dopo le 5 del pomeriggio, avendo bevuto champagne e brandy a pranzo, oltre a qualche whisky. Franklin Roosevelt aveva varie amanti tra cui una, Lucy Mercer, per 30 anni. Oggi entrambi sarebbero esclusi dalla vita politica: nel 1998 il presidente Usa Bill Clinton rischiò addirittura di essere rimosso dalla carica per un’effimera avventura con...

Fabrizio

Tonello *

Winston Churchill non funzionava più molto dopo le 5 del pomeriggio, avendo bevuto champagne e brandy a pranzo, oltre a qualche whisky. Franklin Roosevelt aveva varie amanti tra cui una, Lucy Mercer, per 30 anni. Oggi entrambi sarebbero esclusi dalla vita politica: nel 1998 il presidente Usa Bill Clinton rischiò addirittura di essere rimosso dalla carica per un’effimera avventura con una stagista. Apparentemente il mondo moderno vuole in politica solo astemi e mariti fedeli: ma le coscienze immacolate avrebbero sconfitto Germania e Giappone? Probabilmente no. Su questo occorrerebbe riflettere quando si mescolano il personale e il politico.

Siamo nell’epoca delle emozioni al potere e l’indignazione esplode facilmente. Questo però è un problema perché, come scriveva James Madison, "se gli uomini fossero angeli non ci sarebbe bisogno dei governi". Non siamo angeli e abbiamo creato istituzioni e procedure per governare al meglio possibile. La politica serve a prendere decisioni collettive: costruire o no un’infrastruttura, abbassare le tasse o ridurre le spese, non a giudicare la moralità individuale. Per questo mi preoccupa quanto ha detto Lorenzo Prodi parlando di Roberto Grandi: "Non voglio essere rappresentato da persone così". La "persona così" non solo è innocente, fino a sentenza definitiva, ma il suo processo per omicidio stradale non è neppure iniziato. Per di più Grandi non è imputato di reati infamanti, non è un associato della mafia, un corruttore di minorenni, un percettore di tangenti. Al contrario: è in politica da tutta la vita, al servizio dei cittadini bolognesi in vari ruoli. Quindi costringerlo ad abbandonare la competizione elettorale non a causa delle idee e dei programmi che porta ma di ciò che è come persona è un errore profondo, che distorce il dibattito politico. Lo sfogo di Lorenzo Prodi in "un momento di grande confusione e dolore" è legittimo ma il rispetto per il suo lutto non deve oscurare l’errore che sta nella sua frase.

* Scuola di Economia

e Scienze Politiche

Università di Padova