Lorenzo

Guadagnucci

Luigi Lombardi Vallauri, filosofo del diritto e amico degli animali, ha teorizzato la necessità di pensare un nuovo filone dell’animalismo, a fianco di quello tradizionale. Lo ha chiamato “animalismo umanista”, per dire che occorre prestare attenzione anche al lato umano dell’oppressione degli animali: la violenza su esseri viventi, lo svilimento delle esistenze altrui, la negazione della dignità dei corpi alla lunga si ritorcono contro gli oppressori, in qualche modo li abbrutiscono.

Di fronte al triste manufatto collocato nella piazzetta di Trastevere, l’idea del professor Lombardi Vallauri prende concretezza. Chi ha ideato, realizzato e poi installato l’opera non ha pensato nemmeno per un momento all’animale e alla sua dignità:

il maiale in carne e ossa, con la sua vita, la sua sensibilità, la sua dignità, è rimasto fuori dall’orizzonte cognitivo di chi è stato coinvolto nel progetto.

In fondo non è una sorpresa, perché le vite degli animali –

in realtà di certi animali, visto che alcuni altri entrano nella cerchia dei “degni di considerazione“ – nel pensiero corrente sono vite che non contano e possono essere non solo annientate ma anche derise a piacimento.

Il rapporto fra l’umanità e gli altri animali è però uno snodo cruciale della nostra epoca,

nel pieno di una crisi ecologica e di specie: la porchetta

di Trastevere, più che un omaggio a un’innocua tradizione, è un piccolo monumento all’immobilità

del pensiero.