Giuseppe Conte, 56 anni, premier dal 1° giugno 2018 al 13 febbraio 2021 e leader del Movimento 5 Stelle
Giuseppe Conte, 56 anni, premier dal 1° giugno 2018 al 13 febbraio 2021 e leader del Movimento 5 Stelle
di Elena G. Polidori La via di Giuseppe Conte verso la leadership del M5s si fa sempre più complicata. Ieri la Corte d’appello di Cagliari ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato da Vito Crimi contro la nomina di un curatore speciale per il M5S, nell’ambito della causa intentata dalla consigliera regionale (espulsa poi reintegrrata) Carla Cuccu. Crimi si era opposto alla decisione del tribunale di nominare un rappresentante legale (nella persona dell’avvocato Silvio Demurtas), ritenuta non più valida la reggenza dello stesso Crimi, ancora capo politico pro tempore. A questo punto, verrà chiesto il via libera per procedere a eleggere il comitato...

di Elena G. Polidori

La via di Giuseppe Conte verso la leadership del M5s si fa sempre più complicata. Ieri la Corte d’appello di Cagliari ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato da Vito Crimi contro la nomina di un curatore speciale per il M5S, nell’ambito della causa intentata dalla consigliera regionale (espulsa poi reintegrrata) Carla Cuccu. Crimi si era opposto alla decisione del tribunale di nominare un rappresentante legale (nella persona dell’avvocato Silvio Demurtas), ritenuta non più valida la reggenza dello stesso Crimi, ancora capo politico pro tempore. A questo punto, verrà chiesto il via libera per procedere a eleggere il comitato direttivo grillino – ora vacante – in base al nuovo statuto. Per votare c’è però bisogno non solo della piattaforma web, ma anche dell’elenco degli iscritti, ora saldamente in mano a Davide Casaleggio e a Rousseau, con cui la scissione si è consumata lo scorso 24 aprile. E che ieri ha fatto sentire la sua voce: "Il M5s non ha un rappresentante legale e chiunque decida di impegnarlo parla a titolo personale; nonostante le promesse, il M5s non ha onorato i suoi debiti e i fornitori aspettano ancora di essere pagati".

Insomma, più che l’ennesimo inciampo, un vero macigno sulla strada della ‘rifondazione’ dei 5 Stelle di governo. "A questo punto le dimissioni di Vito Crimi dal comitato di garanzia sono un atto dovuto se vuole evitare che sia sollecitato pubblicamente", sosteneva ieri una voce autorevole del M5s che poi, sulla figura di Conte, sottolineava: "Deve fare una mossa forte e subito, deve parlare al più presto perché a questo punto è parte lesa, lo hanno pregato, supplicato di fare il capo e poi ora si blocca tutto per colpa degli inetti…". Nel mirino c’è Vito Crimi, al quale vengono chieste a gran voce le dimissioni, è il commento della stessa, arrabbiatissima, fonte "perché poi non dice nulla nemmeno su Rousseau: stanno trattando? Non lo stanno facendo? Restare senza risposta porta i gruppi parlamentari allo sbando ed è il caos, siamo precipitati in una situazione surreale per colpa sua".

Ma la posizione di Crimi non è l’unica traballante: c’è chi chiede un passo indietro di tutto il comitato di garanzia (composto anche da Giancarlo Cancelleri e Roberta Lombardi) proprio mentre si moltiplicano scenari ancora più caotici, se possibile. La decisione della magistratura sarda, infatti, potrebbe anche avere un effetto domino sulle altre battaglie legali e sulle espulsioni per il no al governo Draghi. La prima battaglia cruciale ci sarà in tribunale a Roma. Il 21 aprile Barbara Lezzi ha fatto causa contro la sospensione ed espulsione dal Movimento e la causa di Cagliari potrebbe rivelarsi una freccia al suo arco.

È un po’ anche quello che pensa un’altra espulsa di rango come Emanuela Corda: "Il reggente non era più capo politico al momento delle espulsioni, dunque a che titolo avrebbe sbattuto fuori i suoi colleghi dal gruppo? Può una persona auto prorogarsi per un anno e mezzo in un ruolo di comando fregandosene di quanto votato dagli iscritti?".

Ma Conte come potrebbe uscire da questo marasma? Secondo fonti 5 Stelle, dopo questo ennesimo caos l’ex premier sarebbe tentato dal mollare quel che resta del M5s al suo destino e ripartire con un progetto politico totalmente autonomo. Cosa che al momento pare più un azzardo che altro.