Mario Ruocco aveva 15 anni. È morto dopo essere stato ricoverato 90 giorni
Mario Ruocco aveva 15 anni. È morto dopo essere stato ricoverato 90 giorni
di Valentina Reggiani Le sue battaglie, sin dalla nascita, le aveva vinte tutte. Era nato prematuro ma con una grinta da adulto aveva superato ogni complicazione diventando un ragazzo d’oro, come lo descrivono tutti e, soprattutto, un adolescente in salute. Poi è arrivata la seconda ondata della pandemia che ha travolto nuovamente la popolazione, portandoselo via. Come si fa a morire di Covid a 15 anni? Se lo chiede un paese intero davanti al decesso del giovane studente Mario Ruocco, originario di Sant’Egidio del Monte Albino (Salerno) ma residente con la famiglia a Modena, dove i parenti gestiscono...

di Valentina Reggiani

Le sue battaglie, sin dalla nascita, le aveva vinte tutte. Era nato prematuro ma con una grinta da adulto aveva superato ogni complicazione diventando un ragazzo d’oro, come lo descrivono tutti e, soprattutto, un adolescente in salute. Poi è arrivata la seconda ondata della pandemia che ha travolto nuovamente la popolazione, portandoselo via.

Come si fa a morire di Covid a 15 anni? Se lo chiede un paese intero davanti al decesso del giovane studente Mario Ruocco, originario di Sant’Egidio del Monte Albino (Salerno) ma residente con la famiglia a Modena, dove i parenti gestiscono una pizzeria. Il ragazzino era stato ricoverato al Sant’Orsola lo scorso dieci di marzo: i sintomi del Covid erano già gravi. A giugno c’era stata una piccola ripresa – la luce in fondo al tunnel, speravano i familiari – così l’8 era stato trasferito all’ospedale di Baggiovara, dove però l’adolescente si è spento martedì. Anche un ultimo disperato tentativo di salvarlo è purtroppo risultato vano. Novanta giorni in terapia intensiva, poi la notizia che ha scosso la città e tutto il paese.

"La perdita di questo ragazzo ci ha colpito nell’anima; amava la scuola e la pittura era il modo che usava per esprimersi – spiega la preside dell’Istituto d’arte Venturi di Modena, Luigia Paolino – Verso fine febbraio abbiamo saputo che era stato condotto a Bologna, in terapia intensiva. Nell’ultimo periodo eravamo contenti però, pensavamo stesse meglio. Ci aveva mandato dei messaggi ed aveva interagito coi compagni: avevamo la speranza di riabbracciarlo presto".

Come spiega la pediatra Elisabetta Scalera, il 15enne fino a qualche mese fa era un bambino privo di patologie, forte e felice. "Era nato prematuro con una sofferenza fetale, aveva problemi di carattere motorio che avevano richiesto una serie di interventi. Era stato molto seguito e aveva concluso il suo iter evolutivo diventando un ragazzone grande e bello, dolcissimo e dal cuore d’oro. Non aveva problematiche cardiache o polmonari; non era diabetico o iperteso quindi non rientrava tra i pazienti a rischio" sottolinea la dottoressa.

Scalera sottolinea, poi, come la seconda ondata sia risultata molto più aggressiva proprio per i bambini: "Teniamo presente che in questa fase si sono registrati tremila casi di ricoveri ospedalieri in età pediatrica. Nella prima erano stati 388. Generalmente i bambini sono asintomatici e in quanto tali contribuiscono alla diffusione della patologia, spesso si ammalano con sintomi lievi, ma a volte purtroppo l’entità della sintomatologia è tale da richiedere il ricorso al pronto soccorso ed il ricovero. Non sempre il decorso avviene senza complicanze e con la guarigione. Dei tremila ricoveri già citati, molti sono in terapia intensiva per Sindrome infiammatoria multisistemica. I soggetti deceduti sono stati 27. Tra le altre patologie a distanza connesse al Covid-19 negli adolescenti – chiude la dottoressa –, sempre più spesso si annoverano anche casi di sindrome da ’Long Covid’, come stanchezza cronica, mal di testa e difficoltà cognitive".