Roma, 10 dicembre 2020 - "Un fatto clamoroso: non era mai successo che tutte le sigle del commercio si unissero per dire a no a una forma di discriminazione tra commercianti che hanno il negozio nel cuore di una città e chi, invece, in un centro commerciale". Così Mario Resca, presidente di Confimprese, sulle chiusure dei negozi dei centri commerciali nei weekend.

La seconda ragione di questa protesta?

"I centri commerciali sono stati subito molto attenti al tema della sicurezza e della salute di collaboratori e consumatori. Tenerli chiusi non fa altro che affollare le vie delle città, creando assembramenti a rischio".

Cos’altro non vi convince?

"Il non aver considerato il periodo di dicembre: rappresenta il 20-25% dei ricavi dell’intero anno, per un settore già colpito dagli effetti della pandemia".

Che cosa comporterà questa restrizione?

"Un impoverimento del Paese e di un settore, quello del commercio, che con l’indotto, i trasporti, la logistica, vale oltre il 50% del Pil. Per questo tutte le sigle si sono unite per parlare, con una sola voce, al governo".

Vi ascolterà?

"Lo speriamo: non possiamo distruggere ciò che è stato costruito in decenni. Col 30% dei negozi che, in una guerra tra poveri, rischiano la chiusura perché subiscono anche la concorrenza sleale dell’e-commerce che non ha i costi fisici del negozio e gode di sofisticate strutture fiscali per eludere le tasse".