Umberto Eco, l'Uomo dei libri (Mantero)
Umberto Eco, l'Uomo dei libri (Mantero)

Milano, 20 febbraio 2016 - La biblioteca di Umberto Eco la vidi in una sera d'inverno milanese. Si doveva portare a termine la redazione dell'Almanacco Bompiani, una specie di strenna annuale che la casa editrice, dopo averla lungamente trattata come una semplice raccolta di scritti d'occasione, aveva scelto di dedicare ad argomenti di più solido interesse. L'arte. La tecnica. Il cinema, dico per esemplificare. Quell'anno il tema era il romanzo d'appendice, Carolina Invernizio, 'I miserabili', 'Salgari', alcune delle grandi passioni di Umberto. Mancava poco a Natale e avremmo dovuto consegnare testi e foto per la lavorazione prima delle feste. Fedeli all'idea che in un modo o nell'altro ce l'avremmo fatta, ci eravamo ridotti all'ultimissimo minuto senza avere nulla di pronto in fatto di illustrazioni.

Fu così che Eco mi diede appuntamento per la sera a casa sua, e qui venni subito accolto nella stanza delle meraviglie. Un enorme salone con le pareti tappezzate di scaffalature a vista fino all'altissimo soffitto. Ma la meraviglia non era finita. Perché dopo il caffè, Eco cominciò a volteggiare da un'estremità all'altra degli scaffali, come un acrobata (e sì che all'epoca la sua corporatura era decisamente rotonda), come un lieve trapezista che facesse qualche esercizio scioglimuscoli. E ogni volta tornava a terra con uno o due libri, rifiatava, me li spalancava davanti, e mi invitava a controllare se quella o quell'altra tavola potevano funzionare. Rincasai alle quattro di mattina, con un fascio di volumi e riviste recenti o di cinquant'anni prima. Il sospirato Almanacco era praticamente pronto.

Affermava Eco: "Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... perché la lettura è un'immortalità all'indietro". Allora chiamiamolo l'Uomo dei Libri. Il Professore dei Libri, che raccomandava agli studenti di filtrare in modo dovuto le informazioni di Wikipedia e di internet, e al tempo stesso si preoccupava perché neanche i professori erano in grado di farlo. Non so se quella sera d'inverno vidi l'incarnazione di questo culto. Ma sono certo che ci somigliava molto.