30 mar 2022

Ucraina neutrale: prove d’intesa La Russia frena le operazioni militari

Spiragli di pace, le delegazioni cercano la benedizione di Putin e Zelensky. Cauto Biden: aspettiamo i fatti. A Kiev concesso l’ingresso nella Ue, ma il suo territorio non dovrà ospitare basi straniere e armi nucleari

alessandro farruggia
Cronaca

di Alessandro Farruggia

Dalla nebbia della guerra, si aprono spiragli verso la pace. La mediazione turca che ha portato a Istanbul le delegazioni russa e ucraina è stata più fruttuosa di quanto si pensasse. E i colloqui che dovevano durare due giorni sono durati solo tre ore perché le delegazioni, visti i passi in avanti, hanno deciso di consultarsi subito con le capitali. Buon segno. "Oggi – ha commentato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu – è stato fatto il più significativo progresso nei negoziati. I colloqui continueranno a livello di ministri degli Esteri". E così sarà.

L’Ucraina ha concesso garanzie sulla rinuncia all’adesione alla Nato (compensata da ampie garanzie di sicurezza da otto Paesi che dovranno fare ratificare l’accordo di assistenza dai loro Parlamenti), alla non presenza di basi straniere e di armi nucleari sul suo territorio o di esercitazioni con truppe straniere. È stato poi proposto alla Russia un periodo di 15 anni nel quale congelare la questione della Crimea e rimandata ad ulteriori trattative la questione del Donbass. Mosca non si sarebbe opposta a questo pacchetto e, dopo aver rilanciato alla richiesta di cambio di governo e di "denazificazione" a Kiev, ha anche detto che "non è contraria" alla richiesta Ucraina di adesione all’Ue. Un passo molto significativo per le ambizioni di Kiev.

Certo, arrivare a un accordo di pace richiederà ancora del tempo, ma ora se ne intravedono i confini e non a caso si inizia a ridurre l’intensità del conflitto. Significativo l’annuncio in questo senso del ministero della Difesa russo, che "al fine di rafforzare la fiducia reciproca e creare le condizioni necessarie per gli ulteriori colloqui e il raggiungimento dell’obiettivo finale – ha detto il viceministro Alexander Fomin – la Federazione Russa ha preso la decisione di ridurre drasticamente l’attività militare in direzione di Kiev e Chernikov".

Molto caute le reazioni occidentali. "Aspettiamo i fatti – ha commentato il presidente americano Joe Biden dopo aver sentito i leader di Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia –. Sulla de-escalation vogliamo vedere le loro azioni. Nel frattempo, continuiamo con le forti sanzioni e gli aiuti militari all’Ucraina".

"Rimane ancora un lungo cammino da fare per arrivare ad un accordo di pace accettabile sia per la Russia sia per l’Ucraina – ha detto il capo della delegazione russa, Vladimir Medinsky – ma la Russia ha fatto passi da gigante verso la pace e si aspetta un progresso reciproco dall’Ucraina". Medinsky ha anche detto che "dopo i significativi colloqui di oggi abbiamo concordato che l’incontro dei capi di stato sia possibile contestualmente alla firma del trattato tra i ministri degli Esteri".

Chiave è la questione Nato. Nell’incontro di ieri l’Ucraina ha riconfermato la sua rinuncia alla Nato in cambio di un sistema di "garanzie di sicurezza" da parte di otto Paesi garanti (tra i quali Turchia, Polonia, Germania, Gran Bretagna e Canada, ma forse anche Francia e Italia). "Per rinunciare alla Nato vogliamo un meccanismo internazionale – ha detto il capo negoziatore ucraino David Arakhamia – in cui i Paesi garanti agiscano in modo simile all’articolo 5 della Nato e ancora più fermamente".

Passi in avanti sono stati fatti anche per i territori occupati dai russi. Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha detto che "per quanto riguarda i territori di Crimea e Sebastopoli, è stato concordato di prendersi una pausa di 15 anni e condurre una consultazione e dei colloqui bilaterali. Separatamente, abbiamo discusso del fatto che durante i 15 anni non ci saranno ostilità militari". E non è poco. Resta invece ancora irrisolta la questione del Donbass, che, ha detto Podolyak "richiederà un negoziato ad alto livello". I russi hanno convenuto che se ne parlerà separatamente. È tutto da veder, per il Donbass, se l’accordo si riferirà ai confini pre o post invasione o ai confini amministrativi. Delicatissima in particolare la questione di Mariupol. Ma il clima è cambiato e la sensazione è che una soluzione non sia più impossibile da trovare.

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