Michele Colosio (Ansa)
Michele Colosio (Ansa)
Borgosatollo (Brescia), 14 luglio 2021  Esce da casa in preda all’euforia per la vittoria dell’Italia agli Europei e mentre cerca un negozio di alimentari, a un isolato dalla sua abitazione, in calle Sant’Agustin, dei sicari in moto lo affiancano e gli sparano quattro colpi di pistola. Michele Colosio, 42enne cooperante di Borgosatollo, alle porte di Brescia, è morto così, ucciso a San Cristobal del Las Casas, Chiapas, domenica alle 22 (ora locale) in circostanze misteriose. Da dieci anni viveva in Messico, ’Miguel’, come tutti lo chiamavano, "ha pagato con la vita il suo...

Borgosatollo (Brescia), 14 luglio 2021  Esce da casa in preda all’euforia per la vittoria dell’Italia agli Europei e mentre cerca un negozio di alimentari, a un isolato dalla sua abitazione, in calle Sant’Agustin, dei sicari in moto lo affiancano e gli sparano quattro colpi di pistola. Michele Colosio, 42enne cooperante di Borgosatollo, alle porte di Brescia, è morto così, ucciso a San Cristobal del Las Casas, Chiapas, domenica alle 22 (ora locale) in circostanze misteriose.

Da dieci anni viveva in Messico, ’Miguel’, come tutti lo chiamavano, "ha pagato con la vita il suo essere puro" dicono i molti amici lasciati a Brescia e in giro per il mondo. Gli stessi che ora chiedono giustizia e che non credono all’ipotesi della rapina degenerata. La prima sommariamente accreditata dalle autorità locali. "Miguel da tempo era stato minacciato, anche con un fucile", sostiene un’amica italiana di San Cristobal, che chiede l’anonimato per ragioni di sicurezza. "Si era messo nei guai con l’acquisto di un podere fuori città, era stato ingannato dal vecchio proprietario che non gli permetteva di terminare la scrittura (il passaggio di proprietà, ndr). Attraverso un avvocato ora ci stava riuscendo, ma aveva ricevuto minacce. Lui non aveva paura perché era un buono. Eravamo noi amici a dirgli di stare in guardia, di lasciare perdere". Studi agrari e poi infermieristici, Michele sognava un mondo migliore e più sostenibile. Ex tecnico radiologo all’ospedale Civile di Brescia, si era trasferito nel Chiapas e viveva di poco, facendo l’artigiano, il meccanico di biciclette, il contadino, l’allevatore. Alle spalle un breve matrimonio, si era costruito un bungalow nei suoi due ettari di terra in campagna dove stava spesso solo, si divideva tra orto, capre, galline, api. Lavorava a un progetto di eco-turismo, così da garantirsi un reddito certo all’insegna del contatto con la natura, ma il suo desiderio pare appunto fosse rallentato dalla controversia. "Aveva un telefono di 20 anni fa, un’auto che era rottame, abiti riciclati. Se l’hanno rapinato è un’assurdità", continua l’amica, sebbene non escluda nulla.

"Qui in Chiapas ormai è un inferno, la violenza è all’ordine del giorno". Proprio per dire basta alla violenza e ricordare l’amico ucciso la Casa di accoglienza Yibel lk Raiz del vienta, ai cui progetti Miguel partecipava, ieri sera ha organizzato una veglia-biciclettata in memoria del ‘compañero ciclista’. Anche la comunità di Borgosatollo è sotto choc. "Lo amavamo tutti per la sua generosità – racconta il sindaco, Giacomo Marniga –. Aveva giocato a calcio nella squadra del paese, frequentava l’oratorio. E a volte tornava a casa, l’ultima era stata lo scorso autunno" A Borgosatollo c’è anche mamma Daniela, un altro figlio, Claudio, naturalizzato a Ibiza, in Spagna: "Michele era andato laggù solo per fare del bene, non si meritava questa fine – si commuove –. Chiedo solo che sia fatta giustizia".