di Giampaolo Pioli La polveriera di Haiti torna ad esplodere. Il presidente Jovenel Moise è stato assassinato all’alba nella sua villa presidenziale alle porte della capitale Port-au-Prince da un commando di mercenari in tuta mimetica nera super organizzati e assistiti dai droni. Un’esecuzione in piena regola da parte di specialisti che hanno anche ferito gravemente la moglie Martine data per morta in un primo tempo, ma poi trasferita in un ospedale di Miami. Il paese in queste ore è retto dal primo ministro facente funzioni, Claude Joseph, che Moise avrebbe sostituito nelle prossime ore con Ariel Henry, ma prima della firma sul decreto sono arrivati i suoi assassini. Adesso Joseph è diventato l’uomo forte di Haiti, ha chiuso l’aeroporto, dichiarato lo stato d’assedio...

di Giampaolo Pioli

La polveriera di Haiti torna ad esplodere. Il presidente Jovenel Moise è stato assassinato all’alba nella sua villa presidenziale alle porte della capitale Port-au-Prince da un commando di mercenari in tuta mimetica nera super organizzati e assistiti dai droni. Un’esecuzione in piena regola da parte di specialisti che hanno anche ferito gravemente la moglie Martine data per morta in un primo tempo, ma poi trasferita in un ospedale di Miami.

Il paese in queste ore è retto dal primo ministro facente funzioni, Claude Joseph, che Moise avrebbe sostituito nelle prossime ore con Ariel Henry, ma prima della firma sul decreto sono arrivati i suoi assassini. Adesso Joseph è diventato l’uomo forte di Haiti, ha chiuso l’aeroporto, dichiarato lo stato d’assedio e fatto scattare il coprifuoco mentre la Repubblica dominicana ha chiuso la frontiera con Haiti e Port au Prince adesso è una capitale militarizzata e insicura, in mano alle bande criminali come G9 an Fmi e Alye, diventate potentissime durante la presidenza Moise.

Gli abitanti della zona in cui sorge il palazzo presidenziale hanno dichiarato ai pochi mezzi di comunicazione haitiani di aver visto uomini in tute militari nere tipiche dei commando e delle forze speciali, sentendoli parlare con accento spagnolo e in inglese. Sono state lanciate bombe a mano e sparati proiettili pesanti, mentre la guardia presidenziale non avrebbe opposto resistenza. Il mistero sull’appartenenza del commando è grande e nessuno tra gli osservatori internazionali sembra credere alla versione del premier Joseph.

L’intero Paese adesso potrebbe precipitare nel caos anche se i disordini e le proteste contro lo stesso Moise erano iniziate diversi mesi fa, quando il presidente aveva continuato a governare per decreto ignorando il Parlamento e senza una vera legittimità costituzionale. Undici anni fa Port au Prince era stata decimata da un devastante terremoto che provocò migliaia di vittime. Il colera portato dai soldati delle forze di pace dell’Onu provenienti dall’Africa aveva fatto il resto contagiando una larga fetta della popolazione.

Il prossimo 26 settembre si sarebbero dovute tenere le nuove elezioni parlamentari e presidenziali praticamente imposte da Moise insieme ad un referendum costituzionale fatto su misura per lui, ma adesso con lo stato d’ assedio e la situazione d’emergenza dopo il suo assassinio tutto è tornato nella più totale incertezza. Anche il presidente statunitense Biden ha definito la situazione di Haiti molto preoccupante, dicendosi "choccato e rattristato", ma ha voluto ripetere che l’America è per avere "Haiti sicura".

Nella martoriata e povera isola caraibica, divisa a metà con la Repubblica dominicana, il terremoto di 11 anni fa aveva smosso la generosità internazionale. Diversi miliardi di dollari in fondi pubblici e privati erano stati dirottati su Haiti. Molti leader avevano visitato l’isola incontrando i predecessori di Moise nella speranza di sottoscrivere progetti di cooperazione duraturi, ma la corruzione e la violenza hanno divorato tutti i fondi lasciando la popolazione ancora più povera. Anche la Clinton Foundation si mobilitò e lo stesso Bill Clinton insieme all’ex segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, trascorsero diversi giorni sull’isola, portando una cinquantina di investitori americani interessati: dall’eolico alle magliette di cotone, all’agricoltura all’industria ittica. I fondi vennero mandati, ma rapidamente scomparvero non si sa in quali tasche.

Con l’assassinio di Moise Haiti riscopre una violenza antica che risale alla dittatura di Duvalier e del figlio Baby Doc costretti a riparare fuori dal Paese dopo anni di colonizzazione e repressione selvaggia. Nemmeno la parentesi del prete–presidente Aristide, il primo eletto democraticamente alla guida di Haiti, ha lasciato i semi necessari affinchè la democrazia germogliasse e si ripetesse in forme più solide.