di Sara Servadei C’era anche lui al Vaccine day, il 27 dicembre 2020: il giorno in cui è partita la campagna di immunizzazione contro il Covid in tutta Italia. Quel giorno Gabriele Gazzani, operatore sulle ambulanze del 118, era in attesa fuori dal Pala De Andrè di Ravenna, in Romagna: è stato tra le prime 70 persone a vaccinarsi nella sua provincia. Lui, che tutti i giorni trasportava i malati, era lì perché stato considerato tra le persone più esposte a rischio: e così la dose del siero – che allora era solo Pfizer, l’unico già approvato a fine dicembre – era arrivata subito. E il suo ciclo vaccinale si era completato già nella seconda metà di gennaio. Eppure il vaccino, che in questi mesi ha drasticamente...

di Sara Servadei

C’era anche lui al Vaccine day, il 27 dicembre 2020: il giorno in cui è partita la campagna di immunizzazione contro il Covid in tutta Italia. Quel giorno Gabriele Gazzani, operatore sulle ambulanze del 118, era in attesa fuori dal Pala De Andrè di Ravenna, in Romagna: è stato tra le prime 70 persone a vaccinarsi nella sua provincia. Lui, che tutti i giorni trasportava i malati, era lì perché stato considerato tra le persone più esposte a rischio: e così la dose del siero – che allora era solo Pfizer, l’unico già approvato a fine dicembre – era arrivata subito. E il suo ciclo vaccinale si era completato già nella seconda metà di gennaio.

Eppure il vaccino, che in questi mesi ha drasticamente ridotto la mortalità da Covid in tutta Italia, non è bastato a salvarlo dal virus: giovedì sera, dopo un paio di settimane in Pneumologia all’ospedale di Ravenna, un aggravamento improvviso delle sue condizioni che sembravano stabili lo ha portato via ai suoi cari, ai colleghi e alle tantissime persone che lo avevano conosciuto nei suoi 61 anni di vita. Gazzani non aveva importanti patologie pregresse: era leggermente in sovrappeso ma il suo stesso lavoro, a contatto con i malati, richiedeva un buono stato di salute. "Si era vaccinato da molto tempo, e diceva sempre che periodicamente si sottoponeva a tamponi per controllarsi – ricorda ora la sorella, Gabriella Gazzani –. Si vede che doveva andare così. L’ho sentito l’ultima volta una settimana fa, poi non era più stato possibile. Sembrava stabile, ma all’improvviso si è aggravato".

Il caso del 61enne ravennate ha risvegliato il dibattito circa la durata dell’efficacia dei vaccini. Già nei giorni scorsi, del resto, l’Aifa ha approvato la terza dose come richiamo o ‘booster’ a sei mesi dalla seconda dose per alcune categorie fragili o particolarmente esposte al virus: gli anziani, gli ospiti delle rsa e anche gli operatori sanitari. Anche uno studio redatto da un gruppo internazionale di scienziati, e supportato dalla stessa Pfizer BioNtech, evidenzia un graduale calo dell’efficacia del siero Pfizer, che dopo 6 mesi passa dal 96,2% all’83,7%. Alla stessa conclusione è arrivato anche un altro gruppo di studiosi in Gran Bretagna, secondo cui l’efficacia del vaccino Pfizer in 6 mesi va in media dall’88% al 74%. "Cinquanta infermieri al giorno si ammalano ancora di Covid nelle corsie degli ospedali italiani – aveva dichiarato già nei giorni scorsi sul tema Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato Nursing Up –. Le nostre indagini incrociate sui dati dell’Istituto Superiore della Sanità ci dicono che 1848 operatori sanitari, per la maggior parte ovviamente già vaccinati, si sono contagiati negli ultimi 30 giorni".

Un dato che comprende sicuramente anche Gabriele Gazzani, per il quale sembra probabile che il contagio possa essere avvenuto al lavoro, trasportando pazienti malati. Per questo il ministero della Salute nei giorni scorsi ha emanato una circolare in cui si prevede che la dose addizionale “booster“ verrà somministrata a quanti "sono a maggiore rischio per esposizione professionale" come medici, infermieri e operatori del 118. Sebbene il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro precisa "che allo stato attuale non ci sono dati scientifici "su quale sia la soglia di anticorpi protettiva. In una prospettiva più generale, l’operatore sanitario è una figura rilevante, molto esposta al virus e che può anche veicolare l’infezione. In prospettiva quindi gli operatori sanitari, come anche gli anziani ospiti nelle Rsa o nelle strutture di lungo-degenza, vanno valutati con attenzione".