Il bancomat dove è stato ucciso Giovanni Caramuscio (Ansa)
Il bancomat dove è stato ucciso Giovanni Caramuscio (Ansa)

Lecce, 17 luglio 2021 - E’ un albanese di 31 anni l’uomo accusato di aver freddato con due colpi di pistola al torace l’ex direttore di banca Giovanni Caramuscio, 69 anni, da tempo in pensione, poco prima che prelevasse il contante dal bancomat. Paulin Mecaj, questo il nome del presunto assassino, abita a pochi passi dalla filiale del Banco di Napoli di via San Pietro in Lama a Lequile (Lecce) presso la quale Caramuscio si ferma, intorno alle 23 di venerdì, insieme alla moglie per prelevare del denaro dopo essere stato a una festicciola a casa del nipote prima di tornare a Monteroni dove risiede. Mentre sta per introdurre la carta, l’ex funzionario di banca vede spuntare da dietro un cespuglio due persone, armate di pistola, il volto travisato da una specie di maschera rudimentale ricavata forze da alcuni vecchi pantaloni.

Quando i due gli intimano di prelevare il contante e di consegnarlo senza fare storie, Giovanni reagisce, sferrando un pugno a uno dei suoi aggressori. E firma in questo modo la sua condanna a morte. Il rapinatore colpito cade per terra, l’altro inizia a sparare come un forsennato, tre colpi, due dei quali raggiugono il pensionato al petto. Poi si dileguano a piedi senza prendere il bottino, ma portando via solo il portafoglio abbandonato peraltro a poche centinaia di metri dal bancomat. Per Giovanni non c’è nulla da fare: all’arrivo dell’ambulanza del 118, chiamata dalla moglie terrorizzata, è già morto. Una sequenza sanguinosa che non sfugge a tre telecamere nella zona che filmano gli istanti decisivi dell’aggressione.

Non solo. Un testimone racconta di aver notato un uomo (probabilmente uno degli autori della rapina) dirigersi, poco dopo mezzanotte, verso un pozzo che si trova poco distante con in mano una busta di plastica e di averlo rivisto, poco dopo, ritornare a mani vuote. Perlustrando la cavità i sommozzatori dei vigili del fuoco rinvengono indumenti risultati essere, dal confronto con le immagini dei sistemi di videosorveglianza acquisiti sul posto, quelli utilizzati nel corso della rapina. E il pozzo si trova a meno di cento metri dalla casa di Mecaj che deve rispondere, in concorso con un altro soggetto in corso di identificazione, dell’omicidio di Caramuscio. L’uomo è sottoposto a fermo di indiziato delitto emesso dalla procura della Repubblica di Lecce, a firma del magistrato Alberto Santacatterina.

All’interno della sua abitazione, viene rinvenuta, nascosta all’interno di una pianta ornamentale, una pistola con matricola abrasa che potrebbe essere l’arma con cui è stata barbaramente ucciso il pensionato che lascia moglie e tre figli. E poi una maglietta, la stessa ripresa dalle telecamere, da cui era stato tagliato il logo stampato nel tentativo di evitare l’identificazione. Una tragedia che lascia attonite due comunità salentine, quella di Lequile e quella di Monteroni. Chi lo conosceva bene, come la sindaca di Monteroni Mariolina Pizzuto, parla di Caramuscio come di una persona irreprensibile e sempre disponibile. "Un dolore immenso - dice - spero che per gli assassini ci sia il massimo della pena". Il primo cittadino di Lequile, Vincenzo Carlà, resta sul posto per tutta la notte e annuncia la proclamazione del lutto cittadino.