7 mar 2022

Ucciso a 18 mesi dalle bombe lanciate su Mariupol Il dramma di Kirill e il dolore dei suoi genitori

Le immagini bastano da sole. Il piccolo Kirill, 18 mesi appena, è morto nei bombardamenti russi su Mariupol, la città in trappola nel sudest del Paese. Un reporter dell’Associated Press riprende la scena: un uomo corre dentro un ospedale con un piccolo fagotto insanguinato tra le braccia, dietro di lui una giovane donna con il volto devastato e la maglietta grigia macchiata di sangue all’altezza del petto quasi lo insegue. Un soccorritore in tuta arancione si scansa per non rallentarne la corsa, un altro li guarda impotente. Si intravede nel corridoio la sagoma di un militare, arma ed elmetto. Sono Fedor e Marina Yatsko che tentano disperatamente di salvare il loro Kirill, avvolto in una copertina celeste. Ma in un ospedale senza più corrente elettrica, dove le visite si fanno alla luce dei cellulari, i medici restano impotenti e per Kirill non c’è più niente da fare. Il fagotto resta lì, inerme, su una lettiga.

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