VITERBO Una coltellata alla gola che non gli ha lasciato scampo. Matias, 10 anni, è stato ucciso così nella sua casa di Cura di Vetralla, in provincia di Viterbo. Quando nel primo pomeriggio la madre, Mariola Rapaj, 32anni, albanese, è rientrata a casa lo ha trovato agonizzante. A chiamare il 118 sono stati i vicini, dopo aver sentito le urla della donna, ma i soccorsi sono stati inutili. A sferrargli la coltellata mortale si ipotizza sia stato il padre, trovato in un’altra stanza in stato di incoscienza. L’uomo, Mirko Tonkov, 44enne, polacco, da un mese aveva un provvedimento del tribunale di Viterbo che disponeva il suo allontanamento e il divieto avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla sua famiglia. Ha un passato da gommista e adesso faceva lavori saltuari. Avrebbe dei precedenti...

VITERBO

Una coltellata alla gola che non gli ha lasciato scampo. Matias, 10 anni, è stato ucciso così nella sua casa di Cura di Vetralla, in provincia di Viterbo. Quando nel primo pomeriggio la madre, Mariola Rapaj, 32anni, albanese, è rientrata a casa lo ha trovato agonizzante. A chiamare il 118 sono stati i vicini, dopo aver sentito le urla della donna, ma i soccorsi sono stati inutili. A sferrargli la coltellata mortale si ipotizza sia stato il padre, trovato in un’altra stanza in stato di incoscienza. L’uomo, Mirko Tonkov, 44enne, polacco, da un mese aveva un provvedimento del tribunale di Viterbo che disponeva il suo allontanamento e il divieto avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla sua famiglia. Ha un passato da gommista e adesso faceva lavori saltuari. Avrebbe dei precedenti violenti. È stato trasportato in codice rosso all’ospedale di Viterbo, in stato di fermo. A sera era ancora incosciente. Ma alla fine, i pesanti indizi su di lui hanno fatto sì che i carabinieri in tarda serata lo abbiano arrestato in "quasi flagranza".

Già nel pomeriggio infatti i sospetti si erano indirizzati su Tonkov, che infatti è stato immediatamente indagato. "Lo abbiamo visto questa mattina fuori dalla scuola – hanno detto ai carabinieri alcune mamme – andava avanti e indietro come in trance. Ma il bambino non era con lui". Rimane da chiarire la dinamica. Sembra che il 44enne si sia allontanato ieri mattina da un ospedale della Capitale, dove era ricoverato per Covid, e si sia recato a Cura di Vetralla entrando in casa quando il bimbo era da solo. I carabinieri hanno ricostruito che Matias è stato preso a scuola da un parente verso le 13 e portato a casa. Ora gli investigatori stanno cercando di ricostruire cosa sia accaduto tra le 13 e 15.30 quando la madre Mariola, ora sotto choc, è rincasata e ha trovato il suo bambino morto. Verranno effettuati anche esami tossicologici sul padre per stabilire se abbia assunto qualche sostanza, visto lo stato di confusione e incoscienza nel quale è stato trovato. I carabinieri hanno sentito fino a tarda notte testimoni per ricostruire quanto accaduto nell’appartamento della palazzina di due piani a Cura di Vetralla. In particolare, i vicini potrebbero aver sentito qualcosa nel primo pomeriggio. In casa sono stati effettuati a lungo rilievi alla ricerca di qualche traccia utile.

Sotto choc l’intera cittadina dove il bambino viveva e frequentava la quinta elementare. "È con profondo dolore che apprendiamo la notizia dell’uccisione di un nostro piccolo concittadino – ha scritto il sindaco Sandrino Aquilani sulla pagina Facebook del Comune – Matias aveva solo 10 anni ed ha trovato inspiegabilmente la morte. Una vicenda che ci lascia attoniti e sconvolti".

Purtroppo, quello di ieri è solo l’ultimo di una serie di terribili delitti di cui sono vittime i bambini. Tra i casi più recenti, a inizio ottobre, l’omicidio di un bambino di appena due anni in Umbria. La madre, una senza fissa dimora ungherese, entrò in un supermercato a Po’ Bandino, una frazione di Città della Pieve, con il figlio in braccio, poi dichiarato morto dopo una ventina di minuti, lo ha adagiato sul nastro trasportatore, fermo, di una delle casse ed ha cominciato a chiedere aiuto. Per l’omicidio del bimbo, colpito con diverse coltellate, è stata poi fermata la donna.

E sempre una donna, questa volta di origini cingalesi, di 34 anni, lo scorso 27 ottobre ha, prima, strangolato le figlie di 11 e 3 anni e poi si è suicidata gettandosi nelle acque dell’Adige. La donna da qualche mese era ospite di una casa a seguito delle violenze subite dal marito. Ma le accuse contro l’uomo, anche lui di origini cingalesi, proprio in quei giorni erano state archiviate. "Piuttosto che dare le bambine a mio marito – ripeteva spesso – le ammazzo e mi ammazzo". Questa stessa frase, sentita anche durante i colloqui con i medici, suona come un indizio alla luce degli ultimi accadimenti. Un annuncio a cui, purtroppo, la donna ha dato seguito.

A. Farr.