di Stefano Cinaglia Palloncini in cielo e bare bianche nel cuore, dolore e lacrime in duomo e sul sagrato per dare l’ultimo saluto a Flavio Presuttari, 16 anni, e Gianluca Alonzi, 15, uniti nella vita come nel giorno dei funerali, uccisi una settimana fa nel sonno da un’assunzione di droga, probabilmente metadone, forse mischiato ad altre sostanze. Nel giorno del lutto cittadino, centinaia le persone che, nel rispetto delle misure anti-Covid, hanno partecipato alle esequie. Tra loro amici e compagni di scuola, dirigenti scolastici, vertici delle forze dell’ordine e della...

di Stefano Cinaglia

Palloncini in cielo e bare bianche nel cuore, dolore e lacrime in duomo e sul sagrato per dare l’ultimo saluto a Flavio Presuttari, 16 anni, e Gianluca Alonzi, 15, uniti nella vita come nel giorno dei funerali, uccisi una settimana fa nel sonno da un’assunzione di droga, probabilmente metadone, forse mischiato ad altre sostanze.

Nel giorno del lutto cittadino, centinaia le persone che, nel rispetto delle misure anti-Covid, hanno partecipato alle esequie. Tra loro amici e compagni di scuola, dirigenti scolastici, vertici delle forze dell’ordine e della prefettura. Chi non è potuto entrare in chiesa è rimasto sul sagrato. Struggente l’omelia di don Luca Andreani, parroco di Santa Maria del Rivo, che ha concelebrato con don Alessandro Rossini, parroco del duomo. "Una somma ingiustizia quanto accaduto a questi ragazzi – così don Luca – . Molti cercano di spiegarci le dinamiche delle sostanze, i tempi, le cause di certi comportamenti, volendo trovare le ragioni dell’accaduto. Ma il male rimane male, cioè un assurdo mai pienamente comprensibile. Ci turba che due splendidi ragazzi, accolti con gioia alla vita dalle loro famiglie e amati da amici e conoscenti, siano stati oggetto da parte di alcuni di sguardi malefici, pronti a danneggiarli solo per bramosia di una manciata di soldi e di un’illusoria esperienza di potere e dominio su di loro. Erano ragazzi buoni, ‘fregati’ dal male". Poi un pensiero ai genitori. "Carissimi Fabio e Silvia, Maria e Luigi – aggiunge don Luca –, Flavio e Gianluca vi conoscono e amano più di tutti noi e ora al cospetto di Dio Padre stanno raccontando il vostro amore paterno e materno. Cari genitori, davanti ai tanti ragionamenti e commenti spesso in cerca del o dei colpevoli, che tendono a portarci all’affermarsi in noi di sensi di colpa, non fatevene ingabbiare, i vostri figli ne soffrirebbero. E se dovesse accaderci di ritrovarci arrabbiati con Flavio e Gianluca per ‘la cazzata’ in cui si sono cacciati, impariamo da Gesù a non fissarci sul loro errore, ma a riallargare cuore e sguardo su di loro, sulla unicità e bellezza del loro mistero di figli di Dio, liberando i nostri e i loro cuori con una rinnovata scelta d’amore".

"Il perdono cristiano esiste – ha sottolineato don Alessandro in riferimento a chi ha provocato la morte – ma Gesù, quando parla ai peccatori, dice ‘convertiti, fai penitenza e non farlo più’. Anche il più colpevole è vittima del sistema ma è anche vero che il sistema va cambiato quando è sbagliato. Dopo 50 anni di droga ora bisogna cambiare. Quando si tocca il fondo, e si è toccato non solo a Terni, bisogna cambiare". Applausi e palloncini bianchi hanno accompagnato i feretri. "Hanno ammazzato il mio angioletto", ha urlato Maria, la mamma di Gianluca, all’entrata in chiesa. All’uscita, davanti al feretro del figlio, la mamma di Flavio, Silvia, ha annunciato la nascita di un’associazione che porterà i nomi di Flavio e Gianluca.