Ana Maria Lamicroara Di Piazza aveva 30 anni ed era al quarto mese di gravidanza; Antonio Borgia, 51 anni, è stato condannato all’ergastolo
Ana Maria Lamicroara Di Piazza aveva 30 anni ed era al quarto mese di gravidanza; Antonio Borgia, 51 anni, è stato condannato all’ergastolo
PALERMO Ergastolo per Antonino Borgia, l’imprenditore 51enne di Partinico che il 22 novembre del 2019 uccise con dieci coltellate Ana Maria Lamicroara Di Piazza, 30 anni, con la quale aveva avuto una relazione extraconiugale. La donna, inseguita in strada a Giardiniello, in provincia di Palermo, e poi accoltellata, era incinta al quarto mese, e secondo...

PALERMO

Ergastolo per Antonino Borgia, l’imprenditore 51enne di Partinico che il 22 novembre del 2019 uccise con dieci coltellate Ana Maria Lamicroara Di Piazza, 30 anni, con la quale aveva avuto una relazione extraconiugale. La donna, inseguita in strada a Giardiniello, in provincia di Palermo, e poi accoltellata, era incinta al quarto mese, e secondo l’assassino, reo confesso, lo ricattava pretendendo da lui dei soldi per non rivelare alla moglie di aspettare un bambino suo. "Si è trattato di un raptus", aveva sempre detto l’uomo.

I giudici dalla Corte d’Assise di Palermo lo hanno condannato alla massima pena, per omicidio volontario, premeditato e aggravato dai futili motivi, ma anche per occultamento di cadavere – il corpo della ragazza infatti era stato ritrovato in un terreno sulla statale 113 – e procurato aborto. L’avvocata Licia D’Amico che con Alfredo Galasso e le associazioni Insieme a Marianna e Don’t worry si erano costituiti parte civile ha commentato "Il ruolo delle associazioni in questo processo è stato importante, soprattutto sull’elemento delle aggravanti. In quasi tutti i femminicidi infatti si parla sempre di raptus, ma in questo caso si è riusciti a dimostrare una grande freddezza e premeditazione da parte dell’assassino. La società civile si attendeva una riposta forte, e oggi abbiamo vissuto una pagina di straordinaria democrazia, con la collettività che è entrata nel processo, e tramite le associazioni si è fatta portavoce di un grande compito. "Un processo su un femminicidio infatti – ha aggiunto D’Amico – non riguarda solo una famiglia ma ha una valenza sociale e collettiva enorme. Lì dove il dolore dei parenti annichilisce, noi siamo siamo stati a ricordare la gravità estrema di un gesto così e ci siamo fatti portatori di una richiesta pubblica".

red. int.