I carabinieri, sabato sera, davanti alla villetta dove è avvenuta la tragedia
I carabinieri, sabato sera, davanti alla villetta dove è avvenuta la tragedia
di Beatrice Raspa SAN FELICE DEL BENACO (Brescia) Ad avere in mano il fucile da caccia quando è partito il colpo che ha ucciso Viola, 15 anni, non era il padre, ma il fratello tredicenne. Dopo una notte di straziante interrogatorio, R. B., 57 anni, ha raccontato una verità se possibile ancora più sconvolgente di quella ricostruita nell’immediatezza dei fatti, ovvero che a maneggiare la doppietta al momento della tragedia fosse lui. È stato invece il suo secondogenito ad avere sparato per sbaglio alla sorella che in quel frangente passava in corridoio – ha...

di Beatrice Raspa

SAN FELICE DEL BENACO (Brescia)

Ad avere in mano il fucile da caccia quando è partito il colpo che ha ucciso Viola, 15 anni, non era il padre, ma il fratello tredicenne. Dopo una notte di straziante interrogatorio, R. B., 57 anni, ha raccontato una verità se possibile ancora più sconvolgente di quella ricostruita nell’immediatezza dei fatti, ovvero che a maneggiare la doppietta al momento della tragedia fosse lui. È stato invece il suo secondogenito ad avere sparato per sbaglio alla sorella che in quel frangente passava in corridoio – ha raccontato l’uomo al pm Francesco Carlo Milanesi – e a colpirla in pieno petto ammazzandola. In quali circostanze sia potuto accadere tutto ciò, e come il ragazzino sia riuscito a impossessarsi del fucile, e ancora, perché il fucile fosse carico, sono aspetti ancora da chiarire. L’unico punto fermo della vicenda, per ora, è che si è trattato di un incidente, assicurano i carabinieri.

L’ipotesi è che il 13enne abbia preso l’arma custodita in un armadio in camera da letto dal genitore, un medico legale con lunghi trascorsi da assessore ai Servizi sociali nei Comuni della Valtenesi e una passione per la caccia, approfittando di un momento di distrazione del padre il quale l’altro ieri nel pomeriggio era appunto rientrato a casa da una battuta di caccia. Chi indaga non esclude nulla: che tra fratelli ci sia stata una lite, e che il colpo partito per sbaglio si inscriva in questo contesto, così come che il bambino stesse mostrando l’arma alla sorella e che con lui ci fosse anche il padre, o altre eventualità. Nell’appartamento del residence di via Boschette sono stati al lavoro a lungo anche i militari della Scientifica, mentre i colleghi della compagnia di Salò hanno incrociato testimonianze e sequestrato tutte le armi – una decina, tra fucili e pistole – legalmente detenute. Ora saranno analizzate. Bisogna accertare con l’aiuto della scienza infatti anche quale tra le molte abbia fatto fuoco. Secondo la ricostruzione, Viola, al secondo anno del liceo linguistico Medi di Salò, è stata centrata al petto ed è deceduta all’istante. Quando il fratello e il papà si sono precipitati in strada urlando in preda alla disperazione, era ormai senza scampo. I soccorritori arrivati in elicottero l’hanno trovata già morta.

Sotto choc tutta la famiglia, con cui fino alla notte scorsa gli inquirenti non erano riusciti a parlare. Ora ci saranno anche inevitabili conseguenze giudiziarie, e sul caso si metterà al lavoro la Procura dei minori, che indagherà insieme a quella ordinaria. Il piccolo, avendo meno di 14 anni, non è imputabile e non può rispondere dell’omicidio colposo della sorella. Potrebbe invece rispondere ugualmente del medesimo reato R. B., sebbene, come ha detto, l’arma fosse in mano al figlio, oltre che di omessa custodia del fucile.