di Nino Femiani Aveva pianificato una strage. La ragazza, 18 anni appena compiuti, voleva annientare la sua famiglia – padre, madre e sorella di 15 anni –, con la complicità del fidanzato, 23 anni, precedenti per spaccio e abituale consumatore di stupefacenti, fan sfegatato del "Libanese", il capo della banda della Magliana. Una coppia diabolica, che riporta alla mente Erika e Omar, ma il progetto criminale si consuma in parte. Ucciso "solo" Aldo Gioia, il padre della giovane, 53 anni, geometra presso la Fca di Pratola Serra. Tutto avviene in una manciata di minuti, nella serata di venerdì. Sono passate le 22,30 al Corso Vittorio Emanuele, centro di Avellino. C’è il...

di Nino Femiani

Aveva pianificato una strage. La ragazza, 18 anni appena compiuti, voleva annientare la sua famiglia – padre, madre e sorella di 15 anni –, con la complicità del fidanzato, 23 anni, precedenti per spaccio e abituale consumatore di stupefacenti, fan sfegatato del "Libanese", il capo della banda della Magliana. Una coppia diabolica, che riporta alla mente Erika e Omar, ma il progetto criminale si consuma in parte. Ucciso "solo" Aldo Gioia, il padre della giovane, 53 anni, geometra presso la Fca di Pratola Serra.

Tutto avviene in una manciata di minuti, nella serata di venerdì. Sono passate le 22,30 al Corso Vittorio Emanuele, centro di Avellino. C’è il coprifuoco, non c’è anima viva in giro, Elena Gioia dice alla mamma che va a buttare l’immondizia, il papà sonnecchia sul divano davanti alla tv. La ragazza esce dalla casa al primo piano e lascia l’uscio socchiuso. Manda un WhatsApp, ha già concordato tutto con il fidanzato Giovanni Limata, residente nella vicina Cervinara. Lui irrompe con il volo travisato da una sciarpa e dalla mascherina e, senza proferire parola, affonda un coltello da caccia nel petto di Aldo. Una, due, sette volte. L’uomo riesce a gridare, il resto della famiglia si allarma, l’aggressore scappa e si dilegua. Elena rientra in casa e trova il padre agonizzante in una pozza di sangue. La madre chiama l’ambulanza e la polizia, per Aldo non c’è più nulla da fare. Spira pochi minuti dopo essere entrato al pronto soccorso dell’ospedale Moscati. Elena racconta agli agenti di aver visto uno o più persone scappare dalla casa, cerca di accreditare l’ipotesi di una rapina. Mente, gli agenti non abboccano. A loro basta poco per ricostruire quanto è accaduto. Così scoprono che Limata è uno ‘spostato’, più volte denunciato per aggressione (anche nei confronti del proprio padre, agricoltore) e spaccio. Per questo motivo Aldo Gioia non vedeva di buon occhio la relazione della figlia. Più volte aveva detto a Elena di lasciarlo, di non frequentarlo. Giovanni lo aveva affrontato in malo modo, una volta con una sciabola: "Ti taglio la testa", lo avrebbe minacciato. In casa ormai non c’è più pace, Elena è una ragazza che cura l’immagine, posta continuamente immagini sui social, con aria trasognata, talvolta con una posa disinvolta e annoiata. Continua a vedere Limata e ne scaturiscono liti domestiche furibonde anche con la madre e la sorella. A questo punto tira i fili del suo disegno criminale: sterminare l‘intera famiglia e poi fuggire all’estero. Sulle chat i due complici si scambiano i dettagli della mattanza, e il modo di metterla in atto. Giovedì sera un altro litigio tra Aldo e Giovanni. Per i due fidanzati è la goccia che fa traboccare il vaso, ormai si è alla resa finale.

Il loro è un piano che fa acqua da tutte le parti, contiene però un’efferatezza mai vista in una città tranquilla come Avellino. Dopo l’uccisione Limata torma nella sua casa di Cervinara. Elena viene sentita in questura. Poche ore di interrogatorio e confessa. "Odiavo mio padre e il resto della famiglia con tutte le mie forze", rivela. Un rancore sordo, inspiegabile verso chi voleva allontanarla da un soggetto che riteneva negativo per lei. Vengono esaminati i messaggini e le conversazioni sui due telefonini ed emerge che l’epilogo doveva essere ancora più cruento e choccante. Entrambi vengono fermati e accusati di omicidio e concorso in omicidio premeditato.