Silvia Manetti aveva 46 anni. Uccisa dal compagno Nicola Stefanini, 48enne
Silvia Manetti aveva 46 anni. Uccisa dal compagno Nicola Stefanini, 48enne
di Matteo Alfieri Ha fermato la macchina sulla strada che collega Suvereto a Monterotondo Marittimo e dopo una breve discussione ha impugnato il coltello e lo ha conficcato nella gola della sua compagna che sedeva accanto a lui. Nicola Stefanini, 48 anni, di Volterra, ha ucciso così Silvia Manetti, 46enne originaria di Altopascio, in provincia di Lucca. Morta dissanguata nell’auto dopo la pugnalata sferrata dal compagno. I due stavano tornando da una cena, ideata per festeggiare i tre anni di convivenza a Monterotondo Marittimo, un piccolo paese arroccato sulle Colline Metallifere, all’estremo nord della Maremma grossetana. Abitavano insieme da circa un anno in una casa alle pendici del paese. Lei cuoca e barista in un locale in piazza e lui muratore in una ditta edile a...

di Matteo Alfieri

Ha fermato la macchina sulla strada che collega Suvereto a Monterotondo Marittimo e dopo una breve discussione ha impugnato il coltello e lo ha conficcato nella gola della sua compagna che sedeva accanto a lui. Nicola Stefanini, 48 anni, di Volterra, ha ucciso così Silvia Manetti, 46enne originaria di Altopascio, in provincia di Lucca. Morta dissanguata nell’auto dopo la pugnalata sferrata dal compagno. I due stavano tornando da una cena, ideata per festeggiare i tre anni di convivenza a Monterotondo Marittimo, un piccolo paese arroccato sulle Colline Metallifere, all’estremo nord della Maremma grossetana.

Abitavano insieme da circa un anno in una casa alle pendici del paese. Lei cuoca e barista in un locale in piazza e lui muratore in una ditta edile a Serrazzano. Una vita apparentemente normale. "Un ragazzo come tanti, molto generoso". Lo ricordano così i suoi compaesani, l’omicida 48enne. Una grande passione per il calcio e qualche lavoro saltuario prima dell’approdo alla Al.Pa. Edilizia che lo aveva assunto come muratore. Un lavoro che, però, sembra non lo avesse messo al riparo dall’avere problemi economici, tanto che la ex moglie lo aveva denunciato per la mancata corresponsione degli alimenti.

La donna invece, rimasta vedova di un uomo che aveva sposato e seguito per venti anni ad Ascoli Piceno, era tornata dalla famiglia ad Altopascio. Poi l’incontro con Stefanini, in un locale, dove i due avevano lavorato in modo saltuario. Da qui la decisione di mettersi insieme e aprire una nuova fase per entrambi: due figli (10 e 14 anni) da crescere che la donna aveva avuto dal marito e una vita, dunque, da ricostruire insieme. Quella storia che si è spezzata improvvisamente intorno alla mezzanotte di mercoledì per il gesto folle dell’uomo che ha colpito a morte la compagna in auto mentre stavano rientrando a casa. Da quello che è stato ricostruito dai carabinieri, pare che l’uomo, dopo aver colpito alla gola la compagna con una coltellata, sia sceso dall’auto e abbia iniziato ad urlare. Alcune persone che abitano in un casolare a centinaia di metri di distanza, hanno sentito delle voci provenire dalla strada e hanno avvertito i carabinieri. All’arrivo della pattuglia una scena agghiacciante: l’uomo, in evidente stato di agitazione, ha confessato tutto. Trovata anche l’arma del delitto, un coltello a serramanico che Nicola Stefanini aveva lasciato sul sedile di guida. L’uomo non era in grado poi di specificare neppure dove si trovasse: come un automa ripeteva solo di aver ucciso la sua Silvia che giaceva ormai morta a poca distanza da lui con una vistosa ferita al collo. I militari hanno dovuto prima calmarlo, dopodic-hé lo hanno condotto in caserma e poi nel carcere di Grosseto con l’accusa di omicidio volontario. Le indagini sono condotte dal pubblico ministero Anna Pensabene. Stefanini, difeso d’ufficio dall’avvocato Rossana Savelli, tra l’altro, dopo essere stato caricato nell’auto dei carabinieri, ha iniziato a dare in escandescenze sfondando il vetro dell’autovettura.

Un femminicidio che ha sconvolto la piccola comunità maremmana. "La tragedia di oggi ha sconcertato la nostra comunità – ha detto il sindaco di Monterotondo Marittimo, Giacomo Termine –. Mai avremmo nemmeno potuto pensare che nella nostra piccola comunità potesse accadere un gesto simile. Un gesto isolato che getta ancora più sgomento e preoccupazione su una tematica come la violenza di genere. L’omicidio di una donna, una madre di due bambini, è una ferita profonda". All’orrore e allo sgomento comunque il paese di Monterotondo ha risposto con una profonda vicinanza ai figli della vittima. "Le istituzioni, la rete parentale ed amicale – ha sottolineato il primo cittadino – hanno formato una catena solidale di tutela dei ragazzi, per aiutarli a guardare al futuro. Per questo per sottolineare la condanna e ricordare la donna uccisa, abbiamo deciso di proclamare una giornata di lutto cittadino".