Un autista Uber aiuta una donna in sedia a rotelle a entrare nell’auto
Un autista Uber aiuta una donna in sedia a rotelle a entrare nell’auto
di Luca Bolognini Hanno creduto che Checco Zalone facesse sul serio. I vertici americani di Uber hanno preso alla lettera il fastidio che il comico pugliese manifestava in diverse pubblicità progresso nei confronti dei disabili, così ‘fortunati’ da avere diritto a parcheggi riservati e ad altre facilitazioni. Per la compagnia di trasporti digitale, il tempo che i portatori di handicap facevano perdere ai loro tassisti per entrare in auto era troppo. E così i top manager di Uber, spietati crociati del risparmio all’ultimo centesimo, hanno sparato la genialata: "Facciamo pagare i minuti di attesa"....

di Luca Bolognini

Hanno creduto che Checco Zalone facesse sul serio. I vertici americani di Uber hanno preso alla lettera il fastidio che il comico pugliese manifestava in diverse pubblicità progresso nei confronti dei disabili, così ‘fortunati’ da avere diritto a parcheggi riservati e ad altre facilitazioni. Per la compagnia di trasporti digitale, il tempo che i portatori di handicap facevano perdere ai loro tassisti per entrare in auto era troppo. E così i top manager di Uber, spietati crociati del risparmio all’ultimo centesimo, hanno sparato la genialata: "Facciamo pagare i minuti di attesa".

Un piano che avrebbe fatto passare per indomito filantropo anche lo sceriffo di Nottingham. "E se per caso qualcuno costretto sulla sedia a rotelle ci chiede il rimborso, con tanto di certificato medico?", avrà chiesto nella riunione decisiva uno sprovveduto nuovo membro dell’Uber-direttivo. "Francamente, ce ne infischiamo", deve essere stata la risposta alla Clark Gable dei boss della compagnia. E giù risate e pacche sulle spalle.

Ma chi non se n’è infischiata è stata la Casa Bianca. L’amministrazione Biden ha infatti deciso di citare in giudizio la società leader della gig economy. "Sta facendo sentire i disabili cittadini di seconda classe. Il rifiuto di apportare modifiche alle tariffe d’attesa per renderle eque nei confronti dei passeggeri portatori di handicap che necessitano più tempo per salire sui veicoli – si legge sulla denuncia presentata in una corte federale di San Francisco – è discriminatoria".

Il ministero della Giustizia ha così chiesto ai giudici di bloccare il tassametro per le attese e ora pretende un significativo risarcimento per i passeggeri disabili, che tenga conto anche dei danni morali. Ma per i Gordon Gekko della grande U potrebbe non finire qui, visto che l’amministrazione Biden sta pensando di infliggere anche una maxi multa alla compagnia.

Imbarazzatissima la replica di Uber. "L’extra prezzo per l’attesa viene applicato a tutti i clienti, per compensare i conducenti che restano fermi per più di due minuti. Ovviamente – ha spiegato il portavoce Matt Kallman – non era stato pensato per i passeggeri puntuali all’appuntamento, ma che hanno bisogno di più tempo per entrare sull’auto. Molti portatori di handicap utilizzano il nostro servizio, perciò avevamo avviato un tavolo con il ministero della Giustizia per risolvere questa situazione prima che venissimo citati in giudizio".

La classica toppa peggio del buco: la compagnia sapeva; ha temporeggiato – continuando a guadagnare – finché non ha fatto perdere le staffe alla Casa Bianca. La settimana scorsa, quando il caso era già esploso, Uber ha stranamente deciso di aggiornare a tempo di record la propria app: ai disabili non verranno più applicate tariffe extra. E ora, proprio come faceva Zalone, alla compagnia americana non rimane altro che donare un sacco di miliardi alla ricerca, così quando la scienza risolverà i problemi dei portatori di handicap, la grande U potrà di nuovo tornare a lucrare sui tempi d’attesa.