Viviana Ponchia Come funziona, che più c’è da soffrire e più siamo contenti? Perché, normalmente, non cerchiamo di sconfiggere una noiosa serata invernale andando negli ospedali in cerca di bambine pazze che strabuzzano gli occhi, però magari ci mettiamo in poltrona a guardare l’Esorcista? Come...

Viviana

Ponchia

Come funziona, che più c’è da soffrire e più siamo contenti? Perché, normalmente, non cerchiamo di sconfiggere una noiosa serata invernale andando negli ospedali in cerca di bambine pazze che strabuzzano gli occhi, però magari ci mettiamo in poltrona a guardare l’Esorcista? Come la filosofa Carola Barbero, a qualcuno sarà capitato di farsi le stesse domande a proposito di Temptation Island e della piega drammatica che sta prendendo. Riporto a caso facendomi coraggio.

Una promessa sposa confessa di non provare più desiderio per il futuro marito. Dice di avere un blocco. Di irrigidirsi quando lui si avvicina. È spenta da un anno, il matrimonio è fissato per il 7 agosto. A casa tutti felici con il fazzoletto in mano. Un certo Stefano fa piangere Emanuela. Si vergogna perché è insicura. E per giunta rifatta. Dal divano mugolii di apprezzamento. Non si tratta del Bambino con il pigiama a righe. Però funziona allo stesso modo. E gli autori, che lo sanno, spremono nel copione i nostri paradossi: non ci piace soffrire però vedere soffrire sì. Ma perché? Gli scienziati la buttano sempre in chimica: il dramma altrui ci fa produrre endorfine.

A me ricorda la sindrome del gatto spiaccicato, fenomeno inspiegabile per cui lo sguardo è sempre attratto dalle cose rivoltanti. Facciamo una prova. Adesso voglio parlarvi del mio golden retriver. Oppure di una nuova specie di sanguisuga che scava con i denti gli orifizi dei mammiferi. Visto? Della povera Kim non vi importa niente.