di Beatrice Raspa Rabbia e commozione ieri in Tribunale a Brescia per la prima udienza del processo a Patrick Kassen e Christian Teissmann, i due manager 52enni di Monaco di Baviera che la sera del 19 giugno scorso sul Garda con il loro Riva Acquarama hanno ucciso Greta Nedrotti (nella foto), 25 anni, e Umberto Garzarella, 37, travolgendoli mentre guardavano le stelle su un gozzo in legno al largo di San Felice. Il pm Cristina Bonomo li accusa di omicidio colposo plurimo aggravato,...

di Beatrice Raspa

Rabbia e commozione ieri in Tribunale a Brescia per la prima udienza del processo a Patrick Kassen e Christian Teissmann, i due manager 52enni di Monaco di Baviera che la sera del 19 giugno scorso sul Garda con il loro Riva Acquarama hanno ucciso Greta Nedrotti (nella foto), 25 anni, e Umberto Garzarella, 37, travolgendoli mentre guardavano le stelle su un gozzo in legno al largo di San Felice. Il pm Cristina Bonomo li accusa di omicidio colposo plurimo aggravato, naufragio, omissione di soccorso. Ritiene fossero ubriachi e che sfrecciassero con gli abbaglianti accesi ad almeno 20 nodi. Una condizione che complicava non poco la visibilità davanti al veloce natante.

Ieri davanti al giudice Carloernesto Macca si è presentato solo Kassen, che da subito si era assunto la responsabilità della guida del motoscafo dell’amico, e che è ancora ai domiciliari. "Chiedo scusa – ha detto l’imputato in un’aula affollata di parenti e amici delle vittime, avvicinandosi coraggiosamente ai famigliari di Umberto e Greta con i quali è nato un irrituale faccia a faccia –. Accetto le critiche. Noi volevamo già dal primo giorno venire a dirvi qualcosa e scrivervi una lettera, ma ci era stato detto che il momento non era giusto. Eravamo insicuri. Certo che ho un’anima – ha proseguito, rispondendo a qualche domanda –. Anche io ho figli e non dormo da mesi per quello che è successo".

Scossi Nadia e Raffaele Nedrotti, i genitori di Greta, che si erano presentati con un mazzo di 25 rose bianche, tante quanti gli anni della figlia, per ricordarla anche dentro il Tribunale: "Non ci sono parole – il commento al termine dell’udienza –. È tardi per quelle scuse. E il fatto che l’amico non sia venuto le rende scuse per modo di dire". Per Enzo Garzarella, padre di Umberto, il dolore non si spegne: "Io soffrirò fino alla morte per la perdita di mio figlio e anche Kassen si porterà dietro per sempre quello che ha fatto – ha detto il genitore –. Il suo albergo però era a 20 metri da noi, prima di tornarsene in Germania poteva venire a dirci qualcosa". La compagnia assicurativa tedesca Mannheimer, nel frattempo, ha già risarcito le parti offese. I Nedrotti, con circa due milioni e mezzo di euro, si sono ritirati ieri dal procedimento, mentre i Garzarella, che hanno ottenuto qualcosa in più di un milione di euro, non si erano mai costituiti parte civile nel processo. Hanno invece chiesto la costituzione il Comune di Salò e la Comunità del Garda.