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6 lug 2022
alessandro farruggia
Cronaca
6 lug 2022

Turchia, Mozambico, Algeria Il giorno della diplomazia del gas

Draghi, Mattarella, Casellati: tutti in missione per assicurarsi nuovi rifornimenti di energia. Il premier da Erdogan anche per il nodo migranti: "Italia accogliente, ma ora siamo al limite"

6 lug 2022
alessandro farruggia
Cronaca
Il premier Mario Draghi, 74 anni, con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan, 68 anni
Il premier Mario Draghi, 74 anni, con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan, 68 anni
Il premier Mario Draghi, 74 anni, con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan, 68 anni
Il premier Mario Draghi, 74 anni, con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan, 68 anni
Il premier Mario Draghi, 74 anni, con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan, 68 anni
Il premier Mario Draghi, 74 anni, con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan, 68 anni

di Alessandro Farruggia

La diplomazia del gas produce risultati. Con il viaggio del presidente Mattarella in Mozambico, del premier Mario Draghi in Turchia e quello della presidente del Senato Elisabetta Casellati in Algeria si incastrano altri due tasselli della strategia italiana per sostituire il gas russo. Una strategia che ha visto Draghi, i ministri Di Maio e Cingolani viaggiare in mezzo mondo, ma in primis in Africa, per cercare e poi ottenere risultati importanti reperendo gas in Algeria, Qatar, Repubblica del Congo, Angola, Mozambico, Azerbagian oltre che negli Stati Uniti.

Le visite del capo dello Stato a Maputo e del presidente del Senato ad Algeri in occasione del 60° dell’indipendenza vanno viste come sigilli sulle intese sul gas raggiunte prima dai ministri “tecnici“. Occasioni per stringere una intesa che vada oltre la necessità contingente creata dalla crisi ucraina. "La mia presenza ha voluto sottolineare i profondi legami di amicizia e collaborazione tra i nostri due Paesi – ha infatti sottolineato il presidente Casellati – Italia e Algeria possono fare molto insieme per la stabilità politica ed economica del Mediterraneo".

La missione di Draghi ad Ankara ha invece una valenza multipolare, su molti dossier, ma per quanto riguarda il gas ha tre direttrici: garantire il transito dal gasdotto che viene dall’Azerbagian, proseguire lo sviluppo congiunto delle risorse gas turche nel Mar Nero, disinnescare le tensioni per i diritti di estrazione Eni attorno a Cipro e rivendicati dalla Turchia. E su questi punti, specialmente i primi due, i dialoghi sarebbe stati più che positivi.

Con la Turchia l’Italia ha scelto, e non poteva fare altrimenti, la realpoltik. "Italia e Turchia – scandisce il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel corso della conferenza stampa congiunta con il presidente turco – sono partner, amici, alleati. Abbiamo davanti grandi sfide, a partire dalla guerra in Ucraina, e vogliamo lavorare insieme per affrontarle. Siamo uniti nella condanna a Mosca e nel sostegno a Kiev. Allo stesso tempo, siamo in prima linea nel cercare una soluzione negoziale". Suonano lontane le parole dal sen fuggite a Draghi a inizio aprile 2021 su Erdogan ("Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono, si deve essere anche pronti a cooperare"). Anche Erdogan ha messo una pietra sopra alla polemica: "Draghi è mio amico. L’Italia ci ha sempre sostenuti per l’ingresso in UE, condividiamo gli stessi obiettivi di stabilizzazione della Libia e per noi è molto importante anche la collaborazione nel campo energetico, abbiamo diversi progetti in comune, ad esempio nel Mar Nero".

Elemento importante, Erdogan, che conosce le sensibilità europee, ha anche aperto sul fronte dell’immigrazione. "Il nostro comportamento è straordinario, siamo il Paese più aperto – aveva detto Draghi – ma bisogna capire che non si può essere aperti senza limiti, questo è il tema che poniamo alla UE e alla Grecia . Siamo stati il Paese più aperto possibile ma abbiamo dei limiti e ora ci siamo arrivati". E Ankara ha risposto. "Nell’ultimo periodo – ha detto Erdogan – abbiamo visto come la Grecia abbia fatto pressione sui migranti e posto in essere una politica basata sui respingimenti che ha spinto i migranti a cambiare rotta e ad andare verso l’Italia. È possibile che con l’Italia metteremo insieme un meccanismo congiunto di controllo delle migrazioni". E sarebbe molto.

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