12 apr 2022

Bambini con tumori cerebrali inoperabili: speranze dal Bambino Gesù

Nuova terapia a base di cellule Car-T: risultati promettenti dei test pre-clinici. Franco Locatelli: "Primo passo per arrivare a trattare con successo pazienti affetti da questa terribile forma di tumore"

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Ricercatrice al microscopio

Roma, 12 aprile 2022 - Una speranza per i bambini con tumori cerebrali inoperabili viene dal Bambino Gesù di Roma, che ha messo a punto una potenziale terapia innovativa. I risultati dello studio, realizzato in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità, il Policlinico Gemelli e l'Institute of Cancer Research a Londra, sono stati pubblicati sulla rivista Neuro-Oncology. La ricerca è stata condotta sulle cellule tumorali di pazienti affetti da glioma diffuso della linea mediana, un tumore cerebrale ad alto grado di malignità, inoperabile, e a oggi senza cura. 

La novità del trattamento consiste nel fatto che la già conosciuta terapia genica delle cellule Car-T è affiancata anche da una terapia farmacologica. L'immunoterapia con le cellule Car-T ha come obiettivo l'attivazione del sistema immunitario contro le cellule tumorali. Le cellule Car-T sono capaci di riconoscere e uccidere le cellule maligne legandosi all'antigene GD2 sulla loro superficie. Il farmaco che affianca la terapia genica è Linsitinib, medicinale sperimentale che non è mai stato usato prima per trattare questa patologia. E' stato identificato attraverso uno screening farmacologico, ed è capace di esercitare un'azione antitumorale diretta sulle cellule maligne. La terapia combinata è in grado di bloccare la crescita del tumore e si dimostra più efficace rispetto ai due trattamenti utilizzati separatamente. 

"La nuova strategia di cura ha fornito risultati pre-clinici promettenti e potrebbe rappresentare il primo passo per arrivare a trattare con successo una proporzione dei pazienti affetti da questa terribile forma di tumore", ha affermato Franco Locatelli, direttore dell'Area di Ricerca di Oncoematologia. Tuttavia, la sperimentazione sull'uomo non sarà immediata, avvertono i ricercatori. Prima è necessario comprendere meglio quale possa essere la risposta immunitaria e infiammatoria dei pazienti, e bisogna trovare modalità migliori per veicolare il farmaco e le cellule Car-T direttamente nella sede tumorale. 

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