di Cesare De Carlo Davvero domani gli americani saranno incollati ai televisori? No. Non lo saranno. Almeno non come una volta. Domani sera, quando sarà notte in Italia, compariranno sugli schermi il presidente uscente, il repubblicano Donald Trump, e l’aspirante presidente, il democratico Joe Biden. Lo share sarà certamente rispettabile ma lontano, molto lontano dagli anni ruggenti, sino a una decina di anni fa. La televisione diventa obsoleta. Nessuna sorpresa. I giovani e i meno giovani sono cyber dependents. Le informazioni le ricavano dai cellulari. E così l’entertainment, la musica, il business, il banking, le prenotazioni, eccetera. Dunque davanti ai televisori ci saranno le generazioni più o meno vecchie. Quelle che ricordano come fu la barba lunga di Nixon a cedere al sorriso di Kennedy. O la battuta di Reagan...

di Cesare De Carlo

Davvero domani gli americani saranno incollati ai televisori? No. Non lo saranno. Almeno non come una volta. Domani sera, quando sarà notte in Italia, compariranno sugli schermi il presidente uscente, il repubblicano Donald Trump, e l’aspirante presidente, il democratico Joe Biden. Lo share sarà certamente rispettabile ma lontano, molto lontano dagli anni ruggenti, sino a una decina di anni fa. La televisione diventa obsoleta. Nessuna sorpresa. I giovani e i meno giovani sono cyber dependents. Le informazioni le ricavano dai cellulari. E così l’entertainment, la musica, il business, il banking, le prenotazioni, eccetera. Dunque davanti ai televisori ci saranno le generazioni più o meno vecchie. Quelle che ricordano come fu la barba lunga di Nixon a cedere al sorriso di Kennedy. O la battuta di Reagan sull’età a mettere al tappeto Mondale.

Questa premessa aiuta a capire il clima diverso, asettico di questa campagna elettorale. Che pure è importantissima, anzi unica per le circostanze uniche che la tormentano. Donald Trump ha lanciato un’accusa pensate, tornando a chiedere il "test antidoping" per Joe Biden prima o subito dopo il loro duello tv. "Naturalmente sono d’accordo nel sottopormi anch’io al test", scrive il presidente americano su Twitter, affermando come le precedenti prestazioni di ‘Sleepy Joe’ nei dibattiti, durante le primarie democratiche, hanno fatto registrare "andamenti irregolari": "Solo l’assunzione di sostanze può aver causato queste discrepanze". Ma a poco più di un mese dal voto, Biden domina la corsa alla Casa Bianca, con dieci punti (anche se altri lo danno al +6%) di vantaggio su Trump: secondo un sondaggio AbcWashington Post, il candidato democratico ha il 54% dei voti, contro il 44% del presidente.

Gli Stati Uniti e la loro vita politica sono alle prese con un nemico invisibile. Accade anche in Europa ovviamente, ma qui negli States lo si avverte di più perché rimangono tuttora la nazione di riferimento del mondo intero. E dunque il maledetto "virus cinese" (come lo definisce Trump) suscita una paralisi più profonda e una reazione più rabbiosa. Accadde già nel dicembre 1941, dice qualche storico, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor.

Non a caso Trump e Biden su un punto concordano: una diversa politica nei confronti della Cina comunista. Una politica fredda o da guerra fredda. Le multinazionali americane stanno già disinvestendo, tornano a produrre in casa o vanno in Vietnam, Indonesia, Bangladesh e così via. Ma al di là della geopolitica il dibattito merita attenzione o almeno curiosità. Non tanto per la sua cornice virtuale, senza il colore e il calore del pubblico, quanto per la differenza dei personaggi. Non propriamente due giovanotti. Uno ha 74 anni. L’altro 78. Uno parla come un camionista del Kentucky. L’altro non parla, legge e quando legge ha il lessico sfumato dei professionisti della politica. Uno è impulsivo e colorito. L’altro ha lo sguardo spento e la pronuncia incerta di chi fatica a mettere ordine nei pensieri. Uno chiede un test antidroga nell’ipotesi che il rivale venga drogato come un cavallo per sostenere l’offensiva dialettica. L’altro lo rifiuta. Comprensibile. Le sue gaffes si ripetono.

Mesi prima di lanciare l’allarme sulla frode elettorale in vista del voto del 3 novembre, Donald Trump aveva già messo in piedi un super team di avvocati pronto a contestare il risultato, il giorno dopo il responso delle urne. Decine di avvocati – sostiene Politico – di tre famosi studi legali sono stati assunti all’inizio dell’anno dal presidente con l’obiettivo di mettere su una rete con migliaia di assistenti e osservatori da disseminare nei diciassette Stati che Trump ritiene in gioco. Infine: qual è per Trump il primo obiettivo della Corte Suprema se sarà confermata Amy Coney Barrett? Abolire la riforma sanitaria di Obama, il cosiddetto Obamacare. "Trump vuole distruggere i diritti di milioni di americani", è durissima la reazione dei democratici per la nomina della giudice cattolica conservatrice e antiabortista Barrett. Una decisione che Biden ha definito un "abuso di potere", invitando l’America a "porre fine al caos in cui Trump ha gettato il Paese".