6 mar 2022

Truffa sui fondi Covid, preso nella sauna-bunker

Vincenzo Malvini, 55 anni, latitante da un mese era considerato il regista dell’operazione. Nel nascondiglio un laboratorio per i documenti falsi

Sopra, il rifugio allestito in un comune dell’hinterland milanese
Sopra, il rifugio allestito in un comune dell’hinterland milanese
Sopra, il rifugio allestito in un comune dell’hinterland milanese

ASTI Per nascondersi dalla Guardia di finanza aveva costruito un bunker. Un seminterrato a cui si poteva accedere da una sauna attraverso un meccanismo ben nascosto e azionabile solo dall’interno. Vincenzo Malvini, 55 anni, al centro di un’inchiesta della procura di Asti su una truffa da 20 milioni ai danni della società dell’ex presidente della Camera dei deputati Irene Pivetti, è stato latitante per un mese, vivendo in un tana di 10 metri quadrati allestita nel territorio di un comune dell’hinterland di Milano. E così ha reso onore alla fama di personaggio dalle mille risorse e dall’ingegno capace persino di stupire i giudici del tribunale astigiano, che hanno annotato le "indiscutibili doti di falsario". L’operazione delle Fiamme Gialle chiamata "Warranty" era scattata ai primi di febbraio con dieci ordinanze di custodia cautelare (otto in carcere, due ai domiciliari) e perquisizioni in tutta Italia. I destinatari dei provvedimenti erano i componenti di un gruppo di persone che, attraverso documenti falsi, società create ad hoc e bilanci taroccati, riusciva a mettere a segno truffe ad ogni livello, passando dalla richiesta di un prestito al riciclaggio di denaro all’estero e dall’acquisto di una cucina Scavolini (51 mila euro mai versati) al maxi-raggiro alla società della Pivetti. Tra il maggio e il luglio 2020, subito dopo la prima ondata della pandemia di Covid, la Only Logistic Italia, di cui l’ex presidente della Camera è amministratrice, fu convinta a vendere sette milioni di mascherine chirurgiche per un valore di oltre 19 milioni. Ma alla fine dei giochi la merce non fu pagata. L’imbroglio venne portato avanti con due fidejussioni fasulle di una banca di Asti e l’intermediazione di una società bulgara gestita da un personaggio fittizio, una figura inventata dalla banda. I guadagni erano abbastanza sostanziosi, e permettevano agli indagati di togliersi qualche sfizio. A uno ...

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