Antonio Troise Sindaci cercansi disperatamente. Una volta la poltrona di primo cittadino era ambita, ricercata, il simbolo di una vita spesa per gli altri. Ora è un fuggi fuggi generale solo a sentirla nominare. Del resto, come dare torto al candidato che alla chiamata per diventare sindaco...

Antonio

Troise

Sindaci cercansi disperatamente. Una volta la poltrona di primo cittadino era ambita, ricercata, il simbolo di una vita spesa per gli altri. Ora è un fuggi fuggi generale solo a sentirla nominare. Del resto, come dare torto al candidato che alla chiamata per diventare sindaco risponde con un garbato e secco "no grazie". La verità è che l’impegno non vale le mille e più rogne che la guida di un’amministrazione porta con sé.

Basta ricordare il caso della sindaca di Crema, finita nei guai perché un bambino si è ferito incastrando il dito in una porta taglia-fuoco. Nel paese dalle centomila e più leggi, dove la burocrazia è un labirinto pressochè infinito e dove il Parlamento continua a macinare norme e commi, è facilissimo finire nel mirino di qualche Procura o della Corte dei Conti.

E, una volta entrati nell’ingranaggio, occorrono anni e montagne di carte bollate per uscirne più o meno indenni. Uno dei reati più comuni, ad esempio, è l’abuso di ufficio. Nel 2017 ci furono oltre 6mila casi aperti nei confronti degli amministratori locali. Le condanne, appena 57. Il tutto, poi, per uno stipendio che, in una città con meno di 100mila abitanti, arriva a malapena a 4.100 euro al mese lordi per un lavoro di sette giorni su sette. Altro che casta, verrebbe da dire.

Il risultato è che per trovare un sindaco con un profilo almeno passabile, i partiti faticano sette e più camicie. Insomma, sarà pure il "mestiere più bello del mondo", ma nessuno (o quasi) lo vuole più fare.