"Ma che comportazione è mai questa", avrebbe sbottato il Checco Zalone di Quo Vado?, attaccato alla scrivania nel suo piccolo ufficio di provincia, sgranando gli occhi e battendo i pugni sul tavolo. Proprio lui, l’archetipo del travet che per una vita ha sognato il posto fisso: poco lavoro (con calma, molta calma), stipendio sicuro il 27 e ferie assicurate. Quando meno te lo aspetti, le certezze crollano di colpo. Spazzate via, in Sicilia, da quattro righe di una circolare che ha avuto l’effetto di una tromba d’aria in piena estate: "Al fine di sostenere la...

"Ma che comportazione è mai questa", avrebbe sbottato il Checco Zalone di Quo Vado?, attaccato alla scrivania nel suo piccolo ufficio di provincia, sgranando gli occhi e battendo i pugni sul tavolo. Proprio lui, l’archetipo del travet che per una vita ha sognato il posto fisso: poco lavoro (con calma, molta calma), stipendio sicuro il 27 e ferie assicurate. Quando meno te lo aspetti, le certezze crollano di colpo. Spazzate via, in Sicilia, da quattro righe di una circolare che ha avuto l’effetto di una tromba d’aria in piena estate: "Al fine di sostenere la critica situazione economica regionale attraverso lo smaltimento arretrato delle pratiche in corso di istruttoria, si dispone con decorrenza immediata, la sospensione per il personale tutto di tutti i congedi ordinari concessi ed in itinere, demandandosi la fruizione a far data dal 15 agosto 2020".

Firmato, Salvatore D’Urso, Tuccio per gli amici, ingegnere prossimo alla pensione, che proprio non ce l’ha fatta a reggere quei lunghi corridoi rimasti deserti per mesi, con gli impiegati a casa, in smart working mentre le pratiche si accumulavano sulle scrivanie. Così, ora che è tornata un po’ di normalità, al dirigente non è andato proprio giù un ulteriore periodo di stop dopo i quattro mesi persi a causa del virus. Anche perché, la posta in gioco è alta: almeno 1,2 miliardi di pratiche per i fondi europei da sbloccare, ossigeno per gli imprenditori messi in ginocchio dal Covid.

Apriti cielo, la mossa di Salvatore D’Urso ha scatenato un putiferio. Le ferie sono sacre, "un diritto sancito dall’articolo 32 della Costituzione", hanno fatto sapere i sindacati con tanto di comunicato ufficiale. Nella stessa nota si sono lanciati in una difesa d’ufficio dei "poveri" dipendenti pubblici e della loro "sfera psicologica messa a dura prova in un periodo contrassegnato dall’attuale emergenza sanitaria". Ma come si fa a dire che dopo quattro mesi trascorsi a casa per il Covid, i regionali devono andare in vacanza "perché è stata turbata la sfera psicologica", incalza il dirigente.

"Non hanno capito la gravità della situazione, se non si sbloccano le pratiche sono a rischio gli stipendi. Senza liquidità c’è il rischio che a fine agosto, o a fine settembre, le casse della Regione siano vuote". Nelle roventi giornate d’agosto, c’è molto nervosismo fra i dipendenti pubblici e il principale datore di lavoro dell’isola, la Regione. Prima ancora della circolare di D’Urso, era stato il governatore Nello Musumeci a dar fuoco alle polveri, dichiarando che durante il lockdown l’80% dei dipendenti pubblici in smart working si era "grattato la pancia". Ma ora la situazione è davvero pesante. Gli imprenditori hanno i nervi a fiori di pelle. E, proprio ieri, hanno lanciato una nuova sfida: per ripartire sono pronti a rinunciare alle ferie. Sempre che non trovino gli uffici della Regione chiusi.