Fino alla dichiarazione di principio – la scuola è "una priorità" – sono stati applausi all’unanimità ma quando il premier incaricato Mario Draghi ha iniziato a declinare questa affermazione sono cominciati i distinguo. Alcuni più marcati, altri più dialoganti e meno netti, ma nel giro di un paio di giorni si è alzato il primo muro. Uno dei tanti, forse, che l’ex presidente della Bce si troverà davanti in un Paese in piena emergenza pandemica che necessita di riforme ma che ritiene si debba sempre iniziare dagli altri. Sulla scuola lo scoglio è sul piano dei recuperi delle conoscenze e dei saperi persi a causa dell’epidemia. Draghi ha ipotizzato, confrontandosi con le delegazioni politiche che ha incontrato per le sue consultazioni, la...

Fino alla dichiarazione di principio – la scuola è "una priorità" – sono stati applausi all’unanimità ma quando il premier incaricato Mario Draghi ha iniziato a declinare questa affermazione sono cominciati i distinguo. Alcuni più marcati, altri più dialoganti e meno netti, ma nel giro di un paio di giorni si è alzato il primo muro. Uno dei tanti, forse, che l’ex presidente della Bce si troverà davanti in un Paese in piena emergenza pandemica che necessita di riforme ma che ritiene si debba sempre iniziare dagli altri. Sulla scuola lo scoglio è sul piano dei recuperi delle conoscenze e dei saperi persi a causa dell’epidemia. Draghi ha ipotizzato, confrontandosi con le delegazioni politiche che ha incontrato per le sue consultazioni, la possibilità di una modifica del calendario scolastico per mettere in campo i recuperi. Insomma la scuola potrebbe proseguire per tutto il mese di giugno.

Il piano Draghi per abbassare le tasse

Il primo stop arriva dal segretario generale della Flc Cgil, Francesco Sinopoli, secondo il quale "il tema del recupero degli apprendimenti esiste e siamo pronti a discuterne, ma la soluzione non può essere il prolungamento generalizzato del calendario, che appare una soluzione semplice a una situazione invece complessa e variegata". Perché, spiega il sindacalista, "ci sono scuole che hanno la necessità del recupero e altre che non ce l’hanno. La risposta non può che essere la valorizzazione dell’autonomia delle singole unità scolastiche". Vale a dire che non si può pensare a un piano nazionale di recuperi ma ogni scuola, ogni collegio docenti e ogni consiglio di classe potrà fare il proprio a seconda delle esigenze.

Per dirla con la segretaria della Cisl Scuola Maddalena Gissi quella di Draghi è "un’uscita indotta da parte di chi ha il pallino che nella scuola bisogna stare come in un college inglese o in un’organizzazione di tipo nordica". "C’è un gruppo di politici anti scuola tradizionale che pensa di dover rinnovare la scuola attraverso modelli da esportare: la scuola del college la voglio anch’io in Italia – attacca Gissi –, ma a Scampia e non ai Parioli, allo Zen e nella periferia milanese". La Uil, con Pino Turi, è aperta al confronto ma attende "una proposta organica, che non ci sembra solo quella di allungare l’anno scolastico, che di per sé esprime solo una valutazione negativa sulla Dad che noi condividiamo: la vera scuola è quella in presenza". Per il leader di Anief, Marcello Pacifico, è inutile pensare a un nuovo calendario: la didattica a distanza è didattica a tutti gli effetti. Il governo uscente aveva previsto 250 milioni per lezioni e recuperi da fare subito demandando al confronto con i governatori, che sono titolati a decidere, l’idea di prolungare il calendario.

Va poco meglio sul fronte dei presidi che sono disposti, nell’ottica di recuperi "mirati", a concedere un allungamento di un paio di settimane ma non di più. "Qualche giorno in più si può anche fare – spiega il presidente dell’Anp Antonello Giannelli –, ma non credo si risolva il problema, mi sembra difficile andare oltre le due settimane in più che comunque non cambiano la vita". E gli studenti? Le prime reazioni sono nettamente contrarie alla scuola d’estate e le maggiori preoccupazioni riguardano il conseguente slittamento dell’esame di maturità che peraltro è ancora un mistero. Solo maxi-orale come l’anno scorso o anche una prova scritta? Ancora non è stato definito e questo dossier sarà il primo che dovrà affrontare il nuovo ministro dell’Istruzione.

E ieri il Comitato tecnico scientifico ha dato il via libera affinchè possano terminare le prove del concorso straordinario – già espletato dall’80% dei concorrenti – per l’immissione in ruolo dei docenti che abbiano insegnato almeno tre anni.