Via libera alle trivelle in Adriatico. Foto generica di mare (Pasqualevobe)
Via libera alle trivelle in Adriatico. Foto generica di mare (Pasqualevobe)

Roma, 13 marzo 2018 - Il Consiglio di Stato, respingendo i ricorsi presentati dalla Regione Abruzzo contro il ministero dell'Ambiente e la società Spectrum Geo Lfd, ha di fatto dato il via libera alle attività di trivellazione in Adriatico, cioè di prospezione e ricerca di gas al largo della costa, dall'Emilia Romagna fino alla Puglia, con la metodica dell'airgun, che consente di utilizzare la pressione dell'aria per creare piccoli sommovimenti nel sottosuolo marino e captare segnali per capire se ci sia gas o petrolio. Secondo i ricorrenti, invece, questo può causare danni.

IRA DELLA PUGLIA - "È pura follia", commenta il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo. "È una tecnica che può fare solo danni e noi - sottolinea Loizzo - non ci possiamo permettere di fare del male nostri mari. Non dobbiamo mettere a rischio la bellezza straordinaria di oltre 800 chilometri di coste pugliesi, ne va della nostra economia ed è pure sostenibile: il turismo, la pesca, il diporto nautico non avvelenano nessuno". Anche i vicepresidenti del Consiglio regionale pugliese, Peppino Longo (Popolari) e Giandiego Gatta (Forza Italia) esprimono preoccupazione per il rigetto dei ricorsi. "Una decisione che apprendiamo con rammarico, perché - sostiene il forzista - non c'è nulla possa giustificare la devastazione dei nostri mari. Ci auguriamo che il prossimo governo mostri maggiore attenzione e sensibilità verso l'ambiente e la tutela delle nostre risorse naturali". Da parte di Longo arriva inoltre "l'invito a tutti i rappresentanti delle istituzioni e tutti gli italiani alla mobilitazione attiva".

SOLLEVAZIONE DI M5S - "Questa follia va fermata. Ribadiamo che siamo contrari tout court alle trivellazioni, sia a mare sia a terra, e non solo alla tecnica dell'airgun. Si tratta di un vero assalto ai mari per qualche sporco barile di petrolio o qualche metro cubo di gas del tutto ininfluente sul consumo del nostro Paese": lo denunciano tutti e 42 deputati e senatori pugliesi del MoVimento 5 Stelle. "La nostra - sostengono - è una presa di posizione coerente, testimoniata da atti e voti in Parlamento e in Regione e dall'attività di informazione e sensibilizzazione che abbiamo svolto sui territori, che vogliamo tutelare da questa minaccia. A risentirne sarebbe l'intero tessuto economico delle località interessate, cominciando dal turismo per finire alla pesca. L'Adriatico è il mare che già vanta la più alta presenza di piattaforme petrolifere e, allo stesso tempo, è il mare che fornisce oltre la metà del pescato in Italia. Inoltre occorre urgentemente fermare tutte le richieste non ancora autorizzate di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi non solo per tutelare la pesca ma anche per preservare i nostri gioielli del turismo green: le cosiddette precauzioni adottate dal Ministero dell'Ambiente sanno di beffa per quanto sono ridicole".

LEGAMBIENTE - "Basta a questa inutile e dannosa corsa al petrolio e all'utilizzo dell'airgun - dice Legambiente -. Al nuovo governo chiediamo di dare attuazione agli impegni presi nella precedente Legislatura in sede di dibattito parlamentare e di vietare l'utilizzo di questo metodo per la ricerca di idrocarburi in mare". Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, aggiunge: "È ora di avere il coraggio di dire basta a questa dannosa corsa al petrolio e all'utilizzo dell'airgun per la ricerca di idrocarburi. E' assurdo quando deciso dal Consiglio di Stato che ha sottovalutato gli enormi impatti negativi che l'utilizzo massiccio di questa tecnica di indagine ha nei confronti delle specie marine e sull'intero ecosistema marino".