di Giovanni Rossi L’Italia si ferma. O se non si ferma, rallenta. Ogni giorno di più. In tutti i lavori gli organici si assottigliano. Se il bus arriva in ritardo, se la corsa della metro o del treno è soppressa, se la coda in qualunque ufficio o in ospedale – e non solo per fare i tamponi – è più lunga, il perché è assodato. Gli italiani in quarantena – per contagio o per contatto stretto – costituiscono un esercito. "Gli attualmente positivi sono 1.100.000 (già dedotti i pazienti ricoverati in terapia intensiva o in area medica)", dice Carlo La Vecchia, docente di epidemiologia statistica alla Statale di Milano. Ma che l’esclusione dalla vita sociale duri dieci giorni o più (salvo test negativo a fine isolamento), oppure solo una settimana (per i vaccinati con...

di Giovanni Rossi

L’Italia si ferma. O se non si ferma, rallenta. Ogni giorno di più.

In tutti i lavori gli organici si assottigliano. Se il bus arriva in ritardo, se la corsa della metro o del treno è soppressa, se la coda in qualunque ufficio o in ospedale – e non solo per fare i tamponi – è più lunga, il perché è assodato. Gli italiani in quarantena – per contagio o per contatto stretto – costituiscono un esercito. "Gli attualmente positivi sono 1.100.000 (già dedotti i pazienti ricoverati in terapia intensiva o in area medica)", dice Carlo La Vecchia, docente di epidemiologia statistica alla Statale di Milano. Ma che l’esclusione dalla vita sociale duri dieci giorni o più (salvo test negativo a fine isolamento), oppure solo una settimana (per i vaccinati con tre dosi – o due dosi da meno di quattro mesi – sempre fatto salvo il test antigenico o molecolare), il danno è pesante: minimo 8-10 milioni di giornate di lavoro, di libertà di movimento (e maggiori consumi) sacrificate al contenimento del virus. O secondo altre valutazioni, persino più di 10, "considerato che i tempi di negativizzazione e test sono quasi sempre di due settimane", avvisa La Vecchia.

La stima dei contatti ’stretti’ è naturalmente insidiosa. Continua il professore: "La media al ribasso di almeno due-tre contatti per positivo determina una platea di altri 2-3 milioni di potenziali isolati", per un periodo variabile da cinque giorni (vaccinati asintomatici con 2 dosi da più di 4 mesi, pass valido e tampone negativo) e dieci giorni (non vaccinati o parzialmente vaccinati con test). Abbassano – un minimo – la somma i contatti ’stretti’ protetti dalla terza dose o da due dosi da meno di 4 mesi, o guariti da meno di 4 mesi, ai quali si applica l’autosorveglianza. Il totale degli italiani oggi in quarantena è quindi stimabile in "di 3-4,5 milioni" (pari a 30-40 milioni di giornate di lavoro e mobilità trascorse a casa).

Basta? No. "Omicron è la variante Covid più contagiosa. Con questo tasso di crescita rischiamo di arrivare a strettissimo giro a 2 milioni di positivi", spiega Nino Cartabellotta, direttore della Fondazione Gimbe. Il che, applicando la precedente formula, significherebbe 4 milioni di ’contatti’ in quarantena, per un potenziale di 5-6 milioni di italiani prossimamente a casa. "Con un impatto terribile per gli organici dei servizi strategici ed essenziali", anticipa Lavecchia. Per strano che sembri, non il problema maggiore. "La vera fine del mondo – paventa l’epidemiologo milanese – ci sarebbe se i contagi continuassero a crescere a ritmo di 500, forse 1.000 ospedalizzati al giorno. A quel punto la sanità rischierebbe il collasso sotto la doppia spinta di nuovi ricoveri e sanitari fuori causa per contagio". Già oggi la Fiaso (Aziende ospedaliere) denuncia "13.000 casi Covid tra i sanitari". La stima dell’intera sanità (dati Ansa) sale così a 40mila professionisti fuori gioco tra medici, infermieri e operatori infetti o No vax.

In questo clima, l’industria freme. In particolare al Nord. In Emilia-Romagna le imprese lanciano l’sos per le migliaia di lavoratori potenzialmente bloccati a causa delle quarantene. Analogo allarme arriva dai comparti produttivi e dalle associazioni di categoria. "Tutte le misure messe in campo finora dal governo sono una sommatoria di pannicelli caldi, che non riescono a rallentare la circolazione di Sars-Cov-2 – riprende Cartabellotta –. Bisogna limitare i contatti sociali, magari incrementando lo smart working". Tema velenoso dopo il no del ministro Renato Brunetta a riattivare il lavoro agile generalizzato nella P.A.. "Siamo francamente sgomenti di fronte alla replica di Brunetta rivolta a chi, come il M5S e alcuni sindacati, richiede da settimane di aumentare il ricorso allo smart working nel settore pubblico. Lo invitiamo ad agire tempestivamente, senza preclusioni ideologiche", fanno sapere i 5 Stelle. Domani Cdm.