Palermo, 20 aprile 2018 – La trattativa Stato Mafia non solo c'è stata, ma ora, dopo cinque anni di processo, ha anche nomi e cognomi dei protagonisti. È arrivato oggi il verdetto della Corte d'Assise di Palermo, presieduta dal giudice Alfredo Montalto, dopo una settimana di Camera di Consiglio: la sentenza conferma la tesi principale dell'accusa, ovvero che 26 anni fa, parti dello Stato trattarono con la mafia per far cessare l'ondata stragista che insanguinò il Paese nel biennio 1992-94. “Questo processo e questa sentenza sono dedicati a Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tutte le vittime innocenti della mafia”, dice Vittorio Teresi, il Pm del pool che ha istruito il processo.

IL COMMENTO Autogol della giustizia - di B.BONI

Nove gli imputati, dieci con il boss Totò Riina morto a novembre scorso. In primo grado, gli ex vertici del Ros Mario Mori e Antonio Subranni sono stati condannati a 12 anni per minaccia a corpo politico dello Stato. Stesso reato e stessa pena per l'ex senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Condannato a 28 anni sempre per minaccia a corpo politico dello Stato, il capo mafia Leoluca Bagarella. Per lo stesso reato dovrà scontare 12 anni il bosso Antonino Cinà. L'ex ufficiale del Ros Giuseppe De Donno, per le stesse imputazioni, ha avuto 8 anni. Massimo Ciancimino, accusato in concorso in associazione mafiosa e calunnia dell'ex capo della polizia De Gennaro, ha avuto 8 anni. La Corte d'Assise di Palermo ha assolto dall'accusa di falsa testimonianza l'ex ministro democristiano Nicola Mancino, mentre sono andate prescritte le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca.

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DI MATTEO ACCUSA - Per il magistrato Nino Di Matteo "la sentenza dice che Dell'Utri ha fatto da cinghia di trasmissione tra le richieste di cosa nostra e l'allora governo Berlusconi che si era da poco insediato". Di Matteo aggiunge anche che "il verdetto sostiene che il rapporto non si ferma al Berlusconi imprenditore ma arriva al Berlusconi politico". Parole che innescano l'immediata reazione dei vertici di Forza Italia che si dicono pronti a querelare il magistrato. 

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MANCINO: "SOLLEVATO"  - “Sono sollevato. È finita la mia sofferenza anche se sono sempre stato convinto che a Palermo ci fosse un giudice. La sentenza è la conferma che sono stato vittima di un teorema che doveva mortificare lo Stato e un suo uomo che tale è stato ed è tuttora”, commenta l'ex ministro di Nicola Mancino.

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PARLA BERLUSCONI - In una conferenza stampa da Cambobasso, Silvio Berlusconi in tour elettorale dice la sua sulla sentenza: "È assurdo e ridicolo il tentativo di accostare il mio nome alla trattativa stato mafia, non abbiamo mai ricevuto nessuna minaccia dalla mafia". E aggiunge: "I miei governi hanno sempre operato contro la mafia e hanno incrementato la pena del 41 bis". Poi alza il tiro sul pm Nino Di Matteo, che "si è permesso di commentare una sentenza adombrando una mia personale responsabilità. E' un fatto di una gravità senza precedenti, ho parlato con i miei avvocati, faremo dei passi nelle sedi opportune nei suoi confronti".

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GLI AVVOCATI DIFENSORI - “Oggi registriamo una grande delusione. Non ce lo aspettavamo, alla luce degli atti del dibattimento. Le nostre memorie sono a disposizione, sono memorie documentate, con testimonianze. E leggendo queste memorie si può ricosturie una verità diversa da quella di oggi”, sostiene l'avvocato Francesco Centonze, legale dell'ex senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, commentando la sentenza di condanna a 12 anni. “Una sentenza dura che non sta né in cielo né in terra perché questi fatti sono stati già smentiti da 4 sentenze definitive”, dichiara avvocato Basilio Milio, legale di Mario Mori.

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IL COMMENTO DI NAPOLITANO - “L'assoluzione del senatore Mancino da grossolane accuse conferma quanto conclusivamente chiarito già dalla Corte costituzionale nel conflitto di attribuzione tra me e la procura di Palermo” dice il presidente emerito Giorgio Napolitano commentando l'assoluzione di Nicola Mancino. “Sono ben lieto che finalmente gli sia stata restituita personale serenità e solennemente riconosciuta la correttezza del suo operato”, aggiunge Napolitano.

LE REAZIONI DELLA POLITICA - “Con le condanne di oggi muore definitivamente la Seconda Repubblica. Grazie ai magistrati di Palermo che hanno lavorato per la verità”, twitta Luigi Di Maio. Secondo i vertici del Movimento 5 Stelle, inoltre, la sentenza obbliga Matteo Salvini a prendere una decisione sull'imminente formazione del governo.

Ancora più duro il deputato M5S Riccardo Fracccaro: "La sentenza cade come un macigno su un sistema di potere che tenta ancora di avvinghiare il Paese nei suoi tentacoli. Dell'Utri fece da tramite tra Cosa nostra e Berlusconi: politicamente è una pietra tombale sull'ex Cavaliere. Ora Salvini decida".

Soddisfatto,invece, Pier Ferdinando Casini: "L'assoluzione di Nicola Mancino ristabilisce l'onore politico a una personalità di primo piano della Democrazia cristiana e ristabilisce la verità nella storia del nostro Paese". 

FORZA ITALIA  - “Il governo presieduto da Silvio Berlusconi nel 1994, ancorché assai breve, stato connotato da un netto, preciso e continuo contrasto del fenomeno mafioso, così come quelli successivi. Sono certo che in sede di appello questa ipotesi accusatoria dunque sarà del tutto posta nel nulla e sarà riconosciuta l'innocenza di Marcello Dell'Utri”, afferma in una nota l'avvocato Niccolò Ghedini, senatore Fi che, poi, aggiunge: “Il dottor Di Matteo, che evidentemente aspira a ruoli diversi da quelli ricoperti in magistratura, farebbe bene a decidere se è d'accordo con la sentenza di condanna o se vuole invece continuare ad aggredire mediaticamente il presidente Berlusconi”. Ghedini precisa, inoltre che “se fosse vero l'assunto accusatorio per cui è così soddisfatto il dottor Di Matteo, è evidente che il Presidente Berlusconi è persona offesa dal reato quale Presidente del Consiglio dei ministri dell'epoca così come ribadito dal Tribunale di Palermo”. La sentenza è "un insulto allo stato di diritto", afferma in una nota Vittorio Sgarbi, deputato di Forza Italia. "Una sentenza che più politica non si potrebbe" e "pilatesca", attacca il senatore azzurro Andrea Cangini.