di Viviana Ponchia Una condanna a un anno e sei mesi nel processo con rito abbreviato per i fatti di piazza San Carlo. Chiara Appendino non nasconde l’amarezza: "Devo rispondere, in quanto sindaca, di fatti scatenati dal gesto folle di una banda di rapinatori". È il capolinea della sua storia personale dopo 5 anni difficili alla guida di Torino, mesi fa aveva annunciato che non si sarebbe ricandidata. Ma la riflessione deve per forza allargarsi: "Proprio sul difficile ruolo dei sindaci, sui rischi e sulle responsabilità a cui sono esposti, forse andrebbe aperta una discussione". È accusata di omicidio, lesioni e disastro colposi. Stessa pena...

di Viviana Ponchia

Una condanna a un anno e sei mesi nel processo con rito abbreviato per i fatti di piazza San Carlo. Chiara Appendino non nasconde l’amarezza: "Devo rispondere, in quanto sindaca, di fatti scatenati dal gesto folle di una banda di rapinatori". È il capolinea della sua storia personale dopo 5 anni difficili alla guida di Torino, mesi fa aveva annunciato che non si sarebbe ricandidata. Ma la riflessione deve per forza allargarsi: "Proprio sul difficile ruolo dei sindaci, sui rischi e sulle responsabilità a cui sono esposti, forse andrebbe aperta una discussione". È accusata di omicidio, lesioni e disastro colposi. Stessa pena per gli altri quattro imputati: il suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana, l’allora questore Angelo Sanna, l’ex presidente di Turismo Torino Maurizio Montagnese, ed Enrico Bertoletti, che si occupò di parte della progettazione.

Era la sera del 3 giugno 2017. La folla fu presa dal panico nel salotto buono della città e la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid si trasformò in tragedia. Milleseicento persone rimasero ferite. Erika Pioletti morì in ospedale dopo dieci giorni. Marisa Amato, rimasta tetraplegica, si arrese nel 2019. Per la sindaca il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo aveva chiesto un anno e 8 mesi sostenendo che "ebbe un ruolo politico ma anche gestionale". Però non la considera una vittoria: "Nei reati colposi la condanna è sempre una sconfitta per la società – dice dopo la lettura della sentenza di primo grado – La procura fino adesso ha avuto ragione ma non c’è da essere contenti". Ha puntato il dito sulla cattiva organizzazione della manifestazione, imbastita male e troppo in fretta.

Le difese hanno invece replicato che era impossibile prevedere e quindi evitare il panico collettivo. Si fecero tante ipotesi. Alla fine le indagini stabilirono che a causare lo tsunami umano fu una gang di rapinatori in azione tra gli spettatori armata di spray urticanti. "Il dolore per quanto accaduto quella notte è ancora vivo e lo porterò sempre con me – scrive a caldo in un post su Facebook la sindaca prima di uscire dall’aula – Ma a questi sentimenti, oggi, si somma anche una sensazione di amarezza. Perché se è vero che la carica istituzionale che ricopro comporta indubbiamente delle responsabilità, alle quali non ho alcuna intenzione di sottrarmi, è altrettanto vero che oggi devo rispondere di fatti scatenati da un gesto folle". Confessa che la notte di piazza San Carlo le ha lasciato segni profondi: "I giorni e i mesi che sono seguiti sono stati i più difficili del mio mandato e della mia sfera privata". Ricorrerà in appello: "Hanno detto che avrei dovuto prevedere quanto è accaduto e di conseguenza annullare la proiezione della partita in piazza. È evidente che se avessi avuto gli elementi necessari l’avrei fatto ma purtroppo non è andata così". Luigi Di Maio prova a consolarla su Fb: "Conosco bene Chiara Appendino. Una persona straordinaria di cui mi fido e mi continuerò a fidare". La abbraccia virtualmente il primo cittadino di Firenze Dario Nardella: "I sindaci sono sempre i più esposti e pagano per le follie altrui". Il suo legale Luigi Chiappero mette in guardia gli sprovveduti: "Non capisco la corsa a voler fare il sindaco. È un mestiere pericoloso".