Sabato 22 Giugno 2024

Tracollo a 5 stelle L’ex icona Pizzarotti: "I padroncini locali hanno distrutto il M5s"

di Elena G. Polidori

ROMA

Federico Pizzarotti, ex storico sindaco di Parma di anima grillina, oggi presidente nazionale di +Europa, il M5s ha fatto segnare un minimo storico a queste ultime elezioni amministrative. Cosa è successo?

"È che sono passati dal partecipare, esserci, essere presenti, alla disgregazione più totale. In molte situazioni non hanno neppure più persone da mettere in lista. E questa conseguenza non è cosa recente, è conseguenza della distruzione di quello che era un vero e proprio patrimonio sul fronte territoriale, ovvero i famosi ’meet up’ da cui è nato quel M5s che ha governato e che ha fatto segnare oltre il 30% dei consensi. Insomma, se tu prendi persone che ci credono, che svolgono la loro funzione di militanza in modo totalmente gratuito e cominci a espellerli, a dare l’immagine di un partito padronale, è chiaro che la gente si allontana".

Eppure, per un po’ di anni anche la struttura territoriale del M5s ha retto, altrimenti sindaci come Virginia Raggi, Chiara Appendino o Filippo Nogarin non ci sarebbero stati...

"Quella la potremo anche chiamare l’ultima onda territoriale grillina. Nel senso che dopo di loro non sono più riusciti a fare le liste, è stato un fuggi fuggi".

Ma perché, contrariamente anche ad altri partiti che hanno avuto una fiammata di consensi come il M5s, questi ultimi si sono rifiutati di radicarsi nel territorio...

"La questione è politica; non si può dare alcune ’regole’ e poi contraddirle con il tuo operato da partito centralista, da partito padronale. È chiaro che se prima dici che ’uno vale uno’ e poi ti accorgi che il ’padroncino’ locale detta legge, è evidente che pensi di aver preso un abbaglio. Qualche esempio? I 5 stelle bolognesi polverizzati da Massimo Bugani, quelli siciliani che hanno fatto la stessa fine per volere di Giancarlo Cancelleri che non a caso è passato a Forza Italia, sono già due esempi di un qualcosa che è passato politicamente sul territorio, ma che non ha lasciato nulla. Giuseppe Conte, con il suo modo moderato di gestire quel che resta del Movimento, è senz’altro riuscito a tenerlo a galla, ma quel che manca oggi al M5s è l’identità; non puoi essere ’anti’ e poi trasformarti nell’opposto pensando che la gente ti resti attaccata per simpatia personale. Adesso, poi, che anche il reddito di cittadinanza è stato perso, credo che dei principi iniziali del M5s non resti proprio nulla".

Secondo lei, il futuro del M5s è quello di essere fagocitato dal Pd?

"Non credo. Uno zoccolo duro di elettorato resta, ma solo a livello nazionale. Ora che Grillo è ampiamente sullo sfondo, credo che quello del Movimento sarà un lento spegnersi, visto che non ha un’identità credibile e riconosciuta. È destinato alla marginalità"

Finito il fanatismo della prima ora – dice lei – il partito non è riuscito a costruire una propria identità credibile.

"C’è stato chi, come Bugani, nel giro di una notte ha cancellato tutto quello che era stata la storia del Movimento a Bologna, buttato tutto via con un solo clic solo perché ha deciso di andare da un’altra parte, e questo dà il senso di quello che è stato il Movimento sul territorio, una struttura fragilissima legata agli umori di un uomo solo al comando. Nessuno, nel Movimento, ha mai pensato seriamente di valorizzare le persone sul territorio".