Il premier Mario Draghi, 73 anni, e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, 62 anni
Il premier Mario Draghi, 73 anni, e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, 62 anni
di Ettore Maria Colombo "Ancora no, un paio di mesi...". Con una battuta, che suona tuttavia come un auspicio, il premier Mario Draghi termina la conferenza stampa del Global Health Summit al fianco della presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen. Qualcuno, tra i fotografi, chiede al presidente del Consiglio di togliere le mascherine: Draghi la sfila per prestarsi agli scatti e risponde pensando a quando potremo fare a meno del dispositivo di protezione. E gli fa eco Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco: "I parametri sono in miglioramento, è verosimile che ci potremo togliere le mascherine tra due mesi". Non è il solo messaggio ‘positivo’ che il premier italiano ha mandato agli...

di Ettore Maria Colombo

"Ancora no, un paio di mesi...". Con una battuta, che suona tuttavia come un auspicio, il premier Mario Draghi termina la conferenza stampa del Global Health Summit al fianco della presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen. Qualcuno, tra i fotografi, chiede al presidente del Consiglio di togliere le mascherine: Draghi la sfila per prestarsi agli scatti e risponde pensando a quando potremo fare a meno del dispositivo di protezione. E gli fa eco Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco: "I parametri sono in miglioramento, è verosimile che ci potremo togliere le mascherine tra due mesi". Non è il solo messaggio ‘positivo’ che il premier italiano ha mandato agli italiani. "Dopo un anno e mezzo, stiamo iniziando a vedere la fine di questa tragedia. Per la prima volta, la normalità si avvicina". Ecco un altro messaggio di speranza che Mario Draghi al Global Health Summit, organizzato dalla presidenza italiana del G20 e dalla Commissione europea. Si tratta di un momento di riflessione collettiva da parte dei leader del mondo sulle lezioni apprese dalla pandemia di Covid-19 e sui passi necessari per scongiurare il rischio di nuove crisi sanitarie mondiali o almeno per aumentare il livello di preparazione e di contrasto contro esse.

Parlando, poi, del turismo, il premier ha anche ribadito che "l’Italia avrà il suo green pass prima dell’arrivo di quello europeo". Insomma, solo messaggi positivi quelli che arrivano dal premier. Il tema che, però, è analizzato, in lungo e largo, dal Global Health Summit è quello dei brevetti sui vaccini. "L’Italia è aperta a una sospensione dei brevetti sui vaccini contro il Covid-19" afferma Draghi nel suo intervento. Secondo il premier si tratta, però, di una misura da adottare "in modo mirato, limitato nel tempo e che non metta a repentaglio l’incentivo a innovare per le aziende farmaceutiche". Una posizione non esattamente in linea con quella del presidente degli Usa Biden che vuole liberalizzare i brevetti dei vaccini sottraendoli alle case farmaceutiche. Tuttavia, aggiunge il presidente del Consiglio, in questo modo non si aiutano "i Paesi a basso reddito a produrre i propri vaccini".

Per questo motivo, continua Draghi, questi Paesi devono essere "sostenuti finanziariamente e con competenze specializzate". Poi, in serata, Draghi aggiunge anche che "le società farmaceutiche si sono impegnate e hanno messo in gioco anche la loro reputazione: è un passo molto importante che cambierà il panorama. Se manterranno l’impegno, molte delle controversie sui vaccini pur rimanendo importanti assumeranno un’importanza leggermente minore". Al Summit di Roma vengono promossi progetti per aumentare la capacità produttiva dei vaccini e, soprattutto, fornire il prima possibile maggiori dosi ai Paesi a medio basso reddito. La Von der Leyen annuncia anche un’iniziativa della Ue a sostegno della capacità produttiva in Africa. Al vertice, poi, viene adottato un documento finale, la "Dichiarazione di Roma", considerata una "tangibile guida per i leader del mondo su come evitare che la comparsa di virus si trasformi in una pandemia" e che la Ue ritiene una "celebrazione del multilateralismo sanitario". Intanto, Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson promettono 3,5 miliardi di dosi di vaccini anti Covid da destinare ai Paesi poveri nel 2021-2022. Circa 1,3 miliardi di dosi saranno consegnate entro il 2021, il resto nel 2022. Pfizer fornirà 2 miliardi di dosi, Moderna 995 milioni e Johnson&Johnson 500 milioni. Le dosi saranno fornite a prezzo di costo ai Paesi a basso reddito e a prezzo ridotto ai Paesi a medio reddito.