Balene, certo. Sono le imponenti e discrete signore dei mari, regine indiscutibili degli abissi e, perché no?, di questa estate segnata dal Covid e dal desiderio di riappropriarci della normalità e dei sogni. I loro avvistamenti si moltiplicano al largo delle coste della Toscana, anche se l’ultimo a conquistare un titolo in cronaca, in ordine di apparizione, è stato uno squalo mako. Venerdì scorso un pescatore di Livorno, Stefano Frasca, lo ha trovato nella rete tirata su dalle acque a due miglia dalle Secche della Meloria. Esemplare molto giovane, circa 20 chili di peso, quasi un metro e mezzo di lunghezza. Un maschio adulto può...

Balene, certo. Sono le imponenti e discrete signore dei mari, regine indiscutibili degli abissi e, perché no?, di questa estate segnata dal Covid e dal desiderio di riappropriarci della normalità e dei sogni. I loro avvistamenti si moltiplicano al largo delle coste della Toscana, anche se l’ultimo a conquistare un titolo in cronaca, in ordine di apparizione, è stato uno squalo mako.

Venerdì scorso un pescatore di Livorno, Stefano Frasca, lo ha trovato nella rete tirata su dalle acque a due miglia dalle Secche della Meloria. Esemplare molto giovane, circa 20 chili di peso, quasi un metro e mezzo di lunghezza. Un maschio adulto può raggiungere i quattro metri e si tratta di una specie che nelle tabelle di categoria viene classificata come aggressiva.

Non è più un evento raro trovare uno squalo esotico nelle nostre acque, soggette come sono ormai al surriscaldamento del pianeta, quindi in grado di attirare pesci e mammiferi marini che in teoria dovrebbero trovarsi ad altre latitudini. Ma incontri ravvicinati di questo tipo vanno declinati anche e soprattutto in chiave positiva. "Sono la cartina di tornasole di un mare che sta bene, complice anche il lockdown che ha ridotto lo stress in superficie, ma anche per merito del senso civico perché siamo più attenti all’ambiente", spiega Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale Arcipelago Toscano.

La parte alta del Mar Tirreno-Ligure accoglie l’area protetta del ‘Santuario dei Cetacei’ dove in questo periodo si moltiplicano gli incontri con balene, balenottere e capodogli. "È un bel segnale - prosegue Sammuri - anche se questi animali ci sono sempre stati. Diciamo che i telefonini ci aiutano molto: la gente filma, fotografa. E tutto questo è un bene, perché ci consente di monitorare la situazione". Tre giorni fa una balena è stata avvistata al largo dell’isola d’Elba. Due settimane fa ne era stata già segnalata un’altra, con la coda mozzata probabilmente dalle eliche di una nave. Ma nonostante la menomazione, in due giorni quel ‘gigante buono’ aveva percorso miglia e miglia, visto che era già stata notata in precedenza nei pressi di Messina. Altre due erano state filmate all’inizio del mese a tre miglia e mezzo da Castiglione della Pescaia: una più grande e una più piccola, forse madre e figlio, intente a tuffarsi ripetutamente tra le onde. L’anno scorso fece la sua comparsa perfino una megàttera. Insomma, "il florilegio dei cetacei è incoraggiante e meriterebbe maggior coinvolgimento da parte di tutta la Comunità europea nella lotta all’inquinamento", come sottolinea Legambiente, impegnata in un’altra campagna non meno importante: il recupero di 64 tonnellate di ecoballe di plastica disperse dalla motonave Ivy sul fondo del Golfo di Follonica nel 2015. Bomba ecologica spaventosa.

L’attenzione non è mai troppa. E c’è un motivo in più, quest’anno, per tenere alta la soglia. È l’eccezionale ritorno della foca monaca, la cui presenza è stata documentata tre volte da maggio nelle acque dell’isola di Capraia. Pressoché estinta nei mari italiani, eccola di nuovo qui nello stesso specchio di mare dove 60 anni fa esisteva una ricca colonia insidiata solo dai pescatori che catturavano gli esemplari per venderli ai circhi.