Giorgio

Comaschi

Vabbè allora diciamolo. Togliamo tutto e buonanotte. C’è questa mania col cibo ultimamente. I piatti sono diventati tutti "senza". Senza zuccheri, senza glutine, senza burro, senza olio di palma, senza additivi, senza conservanti, senza niente in pratica. Non c’è neanche più il piatto. Adesso coi nomi. Non si può più dire nulla. Dal bacio del principe azzurro, dalla Mami di Via col Vento, dalla strega di Disney in giù. Tutto abolito. Perché qualcuno si può offendere. Ma chi? Come è successo agli spaghetti alla puttanesca. Siamo al delirio puro. Allora prepariamoci al peggio.

L’Associazione Benpensanti Purulenti ci ha messo sotto scacco. E allora pronti: via gli spaghetti alla Nerone perché Nerone era un cattivone, via il salame Palle di Toro perché povero toro, via la pasta alla Gricia perchè chissà chi era la Gricia, via il risotto alla Boscaiola perché quei poveri boscaioli poverini vanno tutelati, togliamo subito il maccherone all’Amatriciana perché l’amatrice chissà cosa ha combinato nella vita, togliamo la pasta alla Norma perché il nome non si può usare così impunemente e la Norma, diamine, ha diritto alla sua privacy. Per non parlare degli spaghi alla Carbonara (i carbonari lavorano il carbone, diventano neri e quindi è razzismo). Perfino la torta della Nonna va abolita perché la nonna andrebbe scritto nonn*, perché potrebbe essere anche il nonno, non si sa mai. Insomma, piano piano, togliamo tutto dalla nostra tavola. Ah, si può dire tavola?