Centotrenta persone annegate al largo della Libia. C’erano tre barche in pericolo, una con 40 persone, "mai rintracciata", e due gommoni con a bordo tra le 100 e le 120 persone ciascuno. Il primo è stato ritrovato ribaltato. "Abbiamo avvistato dieci corpi – ha detto Francesco Creazzo di Sos Mediterranee –, ma il mare era molto mosso, impossibile ci siano sopravvissuti". "Era come nuotare in mezzo ai cadaveri", ha invece raccontato Alessandro Porro che a bordo della Ocean Viking non è riuscito ad arrivare in tempo. È l’ennesima tragedia del mare, dopo due giorni su un gommone in balia dal Mediterraneo, con richieste d’aiuto ignorate, secondo la denuncia di Sea-Watch International e altre...

Centotrenta persone annegate al largo della Libia. C’erano tre barche in pericolo, una con 40 persone, "mai rintracciata", e due gommoni con a bordo tra le 100 e le 120 persone ciascuno. Il primo è stato ritrovato ribaltato. "Abbiamo avvistato dieci corpi – ha detto Francesco Creazzo di Sos Mediterranee –, ma il mare era molto mosso, impossibile ci siano sopravvissuti". "Era come nuotare in mezzo ai cadaveri", ha invece raccontato Alessandro Porro che a bordo della Ocean Viking non è riuscito ad arrivare in tempo. È l’ennesima tragedia del mare, dopo due giorni su un gommone in balia dal Mediterraneo, con richieste d’aiuto ignorate, secondo la denuncia di Sea-Watch International e altre ong, dalle autorità europee e da Frontex, che "hanno negato il soccorso".

"Gli Stati si sono rifiutati di salvare i naufraghi", accusa anche l’Organizzazione internazionale delle migrazioni dell’Onu, ma Frontex si difende: "Abbiamo allertato subito Italia, Malta e Libia". Un dramma che ieri ha portato la Ue a chiedere più poteri sul fronte dei migranti, ma che in Italia ha riacceso lo scontro politico dopo che Matteo Salvini ha twittato che le nuove vittime sono "sulla coscienza dei buonisti che, di fatto, invitano e agevolano scafisti e trafficanti a mettere in mare barchini e barconi stravecchi, anche con pessime condizioni meteo". Dopo le riaperture, ecco dunque un nuovo fronte di scontro tra Lega e alleati di governo. "Vergognose speculazioni", la replica a più voci del Pd, mentre LeU ha annunciato "un’interrogazione urgente al governo perché le responsabilità italiane siano chiarite". Mentre il leader Pd Enrico Letta annota: "L’orrore deve spingerci ad agire. A non essere silenti. A non girarci dall’altra parte. I corridoi umanitari gestiti dall’Onu sono la soluzione".

La polemica è abbattuta sul colloquio che ieri la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese ha avuto con la ministra degli Esteri della Libia Najla Al Mangoush, proprio per contrastare le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani.

Ma quello che emerge in queste ore non è il cordoglio, è la polemica. Con Alarm Phone, il contatto d’emergenza in supporto alle operazioni di salvataggio, che per primo ha lanciato l’allarme e che conferma : "Non è stato un incidente, potevano essere salvati, ma tutte le autorità consapevolmente li hanno lasciati morire in mare". "Alle 14.11 – prosegue Alarm Phone – il Mrcc italiano ci ha detto al telefono che avremmo dovuto informare le ‘autorità competenti’", ossia quelle libiche, che poi hanno fatto sapere di essere alla ricerca di tre imbarcazioni in difficoltà. In serata, ha spiegato Alarm Phone, dal barcone hanno raccontato di aver visto un aereo "e crediamo fosse il velivolo Osprey di Frontex". Le autorità libiche hanno comunicato che le condizioni del mare impedivano le ricerche. L’equipaggio di Ocean Viking ha trovato il gommone squarciato e una decina di corpi, riversi in acqua con indosso un inutile salvagente. "Gli Stati sono rimasti inerti – accusa Safa Msehli, portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni dell’Onu – è questa l’eredità dell’Europa?".

Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, spinge per una svolta urgente: "I governi nazionali diano poteri e mandato all’Ue per intervenire, salvare vite, realizzare corridoi umanitari e organizzare un’accoglienza obbligatoria. Ormai è chiaro che le politiche nazionali non sono in grado di gestire i movimenti di migranti e richiedenti asilo".