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16 nov 2021

Zona gialla, torna l'incubo per cinque regioni. Ecco quali sono

A rischio declassamento dalla prossima settimana Friuli, Provincia di Bolzano, Veneto, Marche e Calabria. Ira di Fedriga contro i No vax

16 nov 2021
giovanni panettiere
Cronaca
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Zona gialla, i criteri per il cambio di colore
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Zona gialla, i criteri per il cambio di colore

L’Italia tutta bianca potrebbe essere (presto) un ricordo. Già dalla prossima settimana. Sono cinque le regioni che rischiano il passaggio in zona gialla. Da nord a sud, in bilico troviamo il Friuli Venezia Giulia, messo a dura prova dalle proteste No Green pass delle scorse settimane a Trieste, la Provincia autonoma di Bolzano, una delle roccaforti dei No vax, quindi il Veneto (anche se nel novero ristretto è la regione che rischia meno), le Marche e la Calabria. Aggiornamento: Zona gialla in Italia: oggi i dati decisivi. Le regioni a rischio e quando cambiano colore Zona gialla, regole e restrizioni: cosa si può fare Come è noto, perché si concretizzi il declassamento (con contestuale ritorno alle mascherine obbligatorie all’aperto e ai posti limitati in bar e ristoranti), devono essere sballati tutti e tre i criteri chiave decisi dal governo durante la scorsa estate. Nello specifico si devono verificare: un’incidenza dei positivi superiore a 50 su 100mila abitanti, un’occupazione dei reparti ordinari oltre il 15% e infine quella delle terapie intensive sopra il 10%. Covid, il bollettino con i dati del 16 novembre Se si guardasse solo al primo dato, considerando l’ultimo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità, a salvarsi sarebbero appena quattro regioni. Sotto la soglia dei 50 casi resistono Basilicata, Molise, Puglia e Sardegna. Di contro abbiamo territori in cui la situazione dell’incidenza sta diventando sempre più preoccupante: il Friuli Venezia Giulia gira attorno ai 233 casi ogni 100mila abitanti, la Provincia di Bolzano addirittura si attesta sui 316,3. Covid, allarme in Austria: "Abbiamo spazio in rianimazione solo perché pazienti muoiono" Non va certo meglio sul versante ospedaliero dove cresce la pressione. A fronte di un dato nazionale, che registra un 5% di letti occupati nelle rianimazioni e un 7% in area non critica (ultimi dati Agenas), a preoccupare è soprattutto ...

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