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6 ago 2019

Da 'ciaone' a 'ci sta', quanti tormentoni

Viaggio nelle espressioni più abusate. La Crusca: "Spesso sono i giovani a crearle"

6 ago 2019
letizia cini
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Alcuni tormentoni dell'estate 2019
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Alcuni tormentoni dell'estate 2019

Firenze, 6 agosto 2019 - Ogni epoca ha i suoi. Dalla "paranoia" dei paninari anni ’80 al "ciaone" sparato a raffica degli ultimi anni, passando attraverso i vari "imbarazzante", "ma anche no", "ce la posso fare", "basito", "tra virgolette" (spesso accompagnato dal movimento delle dita e sguardo ammiccante), "bella fra’" oppure la variabile "bella zio", fino ai più recenti "scialla" e "top", che può virare al superlativo "toppissimo". I tormentoni linguistici sono trasversali e vanno ben oltre dialetti e regionalismi: spesso coniati dai ragazzi nel tentativo di creare un linguaggio che sia loro, che li distingua per fare gruppo, vengono poi assimilati da genitori e insegnanti – gli adulti scimmiottatori – entrando così nel linguaggio comune, ripresi a mani basse dalla pubblicità e trasmessi attraverso i social.

Le frasi e i tic della lingua quotidiana sono scandagliati nel libro Di cosa stiamo parlando? (Enrico Damiani editore, a cura di Filippo La Porta), che analizza i modi di dire che, volta a volta, esprimono lo spirito del tempo. "Solo alcuni di essi sopravvivono darwinianamente e si riadattano alle nuove epoche, come il sempreverde ‘fico’ o ‘figo’, inalterato dagli anni ’60 a oggi", spiega l’autore. Altri nascono e muoiono, in quanto la lingua, organismo vivo, si trasforma ed è in continua evoluzione. Lo conferma Stefania Iannizzotto, assegnista di ricerca dell’Università di Firenze che collabora con l’Accademia della Crusca dal 2010, occupandosi della redazione del servizio di consulenza linguistica e gestendo i canali social ufficiali, Facebook, Twitter e YouTube. Come devo salutarla, con un ‘ciaone’? "Sarebbe un errore (ride, ndr).

Ciaone non è semplicemente un saluto un po’ rafforzato: significa ‘ciao a tutti, vado a divertirmi, mi godo il mio relax’, sui social spesso a corredo di una foto esplicativa che può variare dal piatto di sushi alla spiaggia caraibica. Ma ormai si tratta di un tormentone linguistico superato". Quelli nuovi? "Due, principalmente, recentissimi, sono saltati agli onori del portale dell’Accademia della Crusca: ‘bufu’ e il difficilissimo ‘eskere’, entrambi derivanti dal gergo della musica rap e trap americano, l’ultimo come riduzione della locuzione inglese ‘let’s get it’, ovvero ‘facciamolo’.

Ma per capirli e conoscerli occorre essere realmente giovani, non fare finta di esserlo. Fra poco arriverà anche agli adulti il modo di dire ‘non fare il bufu’ in voga fra i ragazzi". La Crusca è da sempre il termometro del mutare del modo di parlare delle varie generazioni: cos’è emerso in quest’ultimo periodo sul fronte dei modi di dire? "L’Accademia si occupa di lingua, ma la lingua è parte integrante di tutto quello che succede intorno a noi, quindi a volte capita di integrare i nostri contenuti con fatti che riguardano eventi di sport, cultura e costume: è da lì che i tormentoni linguistici hanno origine, grazie anche ai mezzi d’informazione che spesso se ne appropriano enfatizzandoli. Una vera e propria contaminazione linguistica. Vedi i titoli dei giornali". Qualche esempio? "Buonismo, il grande esodo, banco di prova, giro di vite, salto nel buio, teatrino della politica, piuttosto che... potremmo andare avanti all’infinito. Ci sono poi ‘cioè’, ‘esatto’, ‘attimino’, ‘pazzesco’, i sempreverdi. Ogni epoca ha i suoi tormentoni, dipende dal tipo di argomento trattato e da quello che accade nel mondo". Ovvero da ‘come butta’. Ma ormai anche questa è un’espressione da matusa. Per essere più attuali, anzi meglio, ‘fare i fenomeni’? Meglio puntare su ‘sclerare’ e concludere con un bel... ‘ma sei fuori?’. Insomma, ‘tanta roba’. 

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