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8 nov 2021

Torino, uccise il padre per difendere la madre: il pm "costretto" a chiedere 14 anni

Ma il pubblico ministero ha anche invitato la Corte di Assise di sollevare una questione di legittimità costituzionale sulla norma che gli ha impedito di concedere le numerose attenuanti

8 nov 2021
Alex Pompa con il suo avvocato Claudio Strata (S) ha sostenuto questa mattina l'esame di maturità all'Iis Prever di Pinerolo (Torino), 22 giugno 2020.
ANSA/PER GENTILE CONCESSIONE CLAUDIO STRATA EDITORIAL USE ONLY NO SALES
Alex Pompa con il suo avvocato Claudio Strata (Ansa)
Alex Pompa con il suo avvocato Claudio Strata (S) ha sostenuto questa mattina l'esame di maturità all'Iis Prever di Pinerolo (Torino), 22 giugno 2020.
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Alex Pompa con il suo avvocato Claudio Strata (Ansa)

Torino, 8 novembre 2021 - Chiesta una pena di 14 anni per Alex Pompa, lo studente di 20 anni processato a Torino per aver ucciso il padre per difendere la mamma durante una violenta lite in famiglia. Ma il pm Alessandro Aghemo si è detto "costretto" a richiedere una pena così dura, e allo stesso tempo ha invitato la Corte di Assise di sollevare una questione di legittimità costituzionale proprio sulla norma che gli ha impedito di concedere la prevalenza delle numerose attenuanti.

L'omicidio fu commesso a Collegno (Torino) il 30 aprile 2020. Il padre di Alex, Giuseppe, fu colpito con 34 coltellate. 

Giuseppe Pompa, 52 anni, viene descritto dai famigliari come una persona "ossessiva, aggressiva, molesta e problematica". In aula Maria Caiola, la moglie, ha riferito che nelle ore precedenti all'omicidio il marito le aveva telefonato "101 volte" perchè geloso. La donna assieme ai figli aveva registrato più volte le continue sfuriate del marito, "perché pensavamo che ci avrebbe ammazzato". 

Il pm è il primo a riconoscere che Alex è "un bravo ragazzo, serio e studioso". Difficile comprendere le 34 coltellate al padre con 6 coltelli diversi, ma una perizia ha chiarito che il giovane soffriva di una sindrome post-traumatica provocata dal comportamento violento del paterno. 

Il pm fa anche altre considerazioni, sottolineando che le angherie e le vessazioni sono state giustamente "enfatizzate" nel corso del processo, ma  Aghemo ha anche osservato che "Giuseppe si comportava in maniera ingiustificabile, ma ha pagato con la vita. Una pena più alta di quella che avrebbe meritato".

Secondo il magistrato il Pompa "era l'artefice delle sofferenze del figlio", ricordando le attenuanti generiche e della provocazione 'per accumulo'. Ma lui non ha potuto considerarle nella sua richiesta di pena: "Il codice mi impedisce di chiedere la prevalenza delle attenuanti sull'aggravante del vincolo di parentela e quindi una pena inferiore. Valutino i giudici se questa norma è ragionevole".
 

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