Il padre e la sorella del piccolo Kelvin, travolto dalla folla a Torino
Il padre e la sorella del piccolo Kelvin, travolto dalla folla a Torino

Torino, 5 giugno 2017 - «Hanno iniziato tutti a correre e si sono messi a correre anche loro e sono caduti uno sull’altro e li hanno sepolti. Kelvin piangeva. Gli hanno schiacciato testa, fegato, polmoni. Nessuno sentiva. Un ragazzo vicino gridava non voglio morire». Liu Xuinquang ha 56 anni e vive a Torino da 35 ma non ha perso la cadenza cinese mentre il resto della famiglia mescola il mandarino all’accento piemontese. Piange, cerca di essere ottimista. È il papà del bambino di sette anni considerato il ferito più grave nella follia della notte torinese. «I medici hanno detto che domani sta un po’ meglio, che domani si sveglia». Kelvin è arrivato al regina Margherita con un grave trauma cranico e toracico ed è stato messo in coma farmacologico. Davanti al reparto di rianimazione ci sono anche la mamma e la sorella Liu Zhiji, per gli amici Angela, di 16 anni, ancora sotto choc e ferita a un ginocchio.

Quando si è scatenato il panico in piazza San Carlo c’era lei vicino al bambino. «Eravamo quasi attaccati al maxi schermo all’angolo con una via – racconta –. Volevamo già allontanarci perché c’era troppa confusione. Ma poi all’improvviso si sono messi tutti a correre, gridavano. Ci siamo trovati ammassati. Mi ha aiutato a tirare fuori il mio fratellino dalla calca un uomo di colore e vorrei rintracciarlo per ringraziarlo. Quando si è accorto di quello che stava succedendo ha urlato c’è un bambino, c’è un bambino. Poi ha cominciato a spostare la gente, tutta quella che poteva, e altri gli hanno dato una mano. Lo ha salvato lui». 

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Le condizioni del piccolo erano apparse subito gravissime, poi con il passare delle ore sono migliorate anche se la prognosi resta riservata. «Era cosciente e piangeva – ricorda la sorella – la gente premeva e lo schiacciava». Anche Ling, la mamma che sabato sera era al lavoro nel negozio di famiglia in centro, vuole ringraziare tutti quelli che si sono dati da fare per mettere in salvo il suo bambino. «Ho quattro figli – dice – siamo in Italia da tantissimo tempo e ieri Kelvin insisteva per andare a vedere la partita. Quando abbiamo saputo cosa era successo mio marito è subito corso in piazza». 
«Ho chiamato mia figlia – racconta l’uomo – ma non rispondeva al telefono. Mezz’ora dopo mi hanno chiamato per dirmi che erano in ospedale». La famiglia Xuinquang ha ricevuto per due volte la visita della sindaca Chiara Appendino. «Ha detto che si terrà informata su come sta mio figlio – dice il papà – Kelvin è un bambino bravissimo, gli piacciono le scarpe della Juve, le magliette, i gadget. Se vuole un regalo ci chiede sempre questo». Di una cosa è certo: mai più partite in piazza sul maxischermo: “No finché piccolo. Parliamo dopo 18 anni». 

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