Torino, 28 dicembre 2021 - Una improvvisa lesione cerebrale rischiava di mettere in pericolo la vita di una donna di 33 anni e della bambina che portava in grembo ma, grazie a un intervento neurochirurgico d’urgenza combinato al parto cesareo, madre e figlia stanno bene.

Il lavoro di coordinazione tra neurochirurghi, anestesisti, ginecologi, ostetriche e neonatologi ha trasformato una sala neurochirurgica dell’ospedale Molinette di Torino in una sala parto con tutto l’occorrente per assistere in emergenza mamma e neonata che dopo pochi giorni, grande regalo di Natale, si sono potute abbracciare.

La donna era alla 31esima settimana di una gravidanza decorsa senza problemi fino a quando non ha avvertito un forte mal di testa. Una cefalea sempre più intensa, con rapido peggioramento delle condizioni generali. È così scattata una vera e propria corsa contro il tempo: mentre i neurochirurghi concentravano tutti i loro sforzi per intervenire sulla donna, ginecologi-ostetrici e pediatri neonatologi si sono dedicati alla bimba, la cui sopravvivenza era messa in pericolo dalle condizioni della mamma. La criticità della situazione ha richiesto l’exeresi immediata della lesione cerebrale, espletando nello stesso tempo il parto cesareo grazie all’allestimento di due diversi campi operatori in contemporanea.

L’intervento neurochirurgico è stato effettuato dal professor Diego Garbossa, dalla dottoressa Francesca Vincitorio, dal dottor Ludovico Comite e dal dottor Roberto Racca, con l’anestesista dottor Giorgio Passalacqua, della Anestesia e Rianimazione 2 ospedaliera diretta dal dottor Roberto Balagna. Il cesareo è stato effettuato dal professor Luca Marozio e dal dottor Maurizio Giarola, dell’équipe della professoressa Chiara Benedetto, senza complicanze.

Dopo la prima assistenza in sala operatoria, la bambina è stata trasportata presso la terapia intensiva neonatale universitaria dell’ospedale Sant’Anna di Torino, dove il papà ha già potuto abbracciarla, ed è amorevolmente assistita dalle cure del personale ed alimentata con il prezioso nutrimento della Banca del Latte umano.

La rapida ripresa della mamma ha permesso di trasferirla dopo un solo giorno dalla Neurorianimazione al reparto di neurochirurgia e successivamente in quello di Ostetricia e Ginecologia universitaria del Sant’Anna.
"Come stiamo? Come i miracolati, senza renderci conto esattamente di quello che è successo": è ancora frastornato Francesco Sgrò, il papà della piccola Alma. "La piccola? È una guerriera - aggiunge in una video intervista all’ANSA - è nata di sei mesi e ventiquattro giorni e non potrebbe essere altrimenti...". "Adesso? Adesso viviamo un giorno dopo l’altro", aggiunge la madre di origini portoghesi, che non rammenta nulla di quello che le è accaduto. "Ricordo solo che mi hanno fatto un tampone per il Covid, niente altro - dice -. Quando mi sono svegliata ho visto mia madre. Mio marito ha detto che aveva paura non parlassi, ma gli ho risposto che ho troppo piacere di comunicare col mondo, non potevano togliermi quello".