Tiziana Cantone
Tiziana Cantone

Napoli, 18 luglio 2019 - "Questa norma sul revenge porn si dovrebbe chiamare ‘norma Tiziana Cantone’. È grazie alla sua battaglia e al suo estremo sacrificio, che le donne oggi hanno uno strumento per difendersi". Maria Teresa Giglio è la madre della sfortunata 33enne che il 13 settembre 2016 si uccise nella tavernetta della casa di famiglia a Mugnano (Napoli), stremata da una lunga e avvilente gogna mediatica, durata un anno, con la messa in rete di video hot che la riguardavano.

Signora Giglio, il Senato ha approvato il ‘Codice rosso’. È soddisfatta?
"Visto con gli occhi della mia Tiziana, è un provvedimento arrivato in ritardo: se questa norma c’era forse la sua morte si poteva evitare. Tuttavia sono soddisfatta, in questi tre anni mi sono sempre battuta, come madre che ha perso la sua unica e adorata figlia, per restituire alle donne offese la dignità e la verità".

Cose non concesse a Tiziana.
"No, per le tante negligenze e le mancate risposte alle tre denunce presentate da mia figlia".

Oggi c’è stato un passo avanti.
"Sì, la morte di Tiziana è stata un monito per legiferare una norma ad hoc".

Sul revenge porn.
"Io non lo chiamerei così, perché postare video intimi in Rete non è solo e sempre una vendetta, ma una divulgazione fatta talvolta per estorsione o per puro divertimento, come è di moda oggi tra i giovani. Tuttavia era necessario un deterrente, un giro di vite perché il percorso educativo da solo non basta e a volte non serve".

È d’accordo con l’aumento delle pene?
"Certo, ma è solo un aspetto del problema".

E qual è l’altro?
"Colpire i gestori delle piattaforme informatiche, che spesso hanno residenza negli Usa: sono corresponsabili del reato, ma godono di una totale impunità. In questi anni ho scoperto che ci sono compagnie Usa che garantiscono l’anonimato ai server: diventa così impossibile risalire al nome del colpevole che posta contenuti porno o pedopornografici. Non ci riesce neppure la polizia postale".

I video hard su Tiziana sono stati tutti cancellati?
"No, affatto. A distanza di tre anni ne sono stati cancellati solo alcuni. Altri circolano liberamente con una palese lesione della privacy e dell’intimità di Tiziana. È inconcepibile".

Cosa pensa di fare?
"È una vergogna che a distanza di tre anni non mi sia stato fornito il nome di un solo colpevole. Farò un ricorso alla Corte Europea di Giustizia".

C’è ancora un processo in corso contro l’ex di Tiziana?
"Sì, per calunnia, simulazione e accesso abusivo al sistema informatico, si sono svolte 4 udienze".