Un'immagine della Marconi room nel 2010 (foto RMS Titanic Inc)
Un'immagine della Marconi room nel 2010 (foto RMS Titanic Inc)

Bologna, 25 giugno 2020 - Vogliono recuperare la voce del Titanic. Vogliono portare alla luce dall’abisso dell’Atlantico il telegrafo di Guglielmo Marconi che la notte del disastro - era il 14 aprile 1912 - inviò le disperate richieste di aiuto dopo la collisione con l'iceberg. Così  si salvarono 705 persone. Più di 1.500 morirono invece nel Transatlantico celebrato come 'l’Inaffondabile’, che andò a picco alle 2.20. Un tribunale federale della Virginia a maggio ha dato il via libera alla spedizione di RMS Titanic Inc, la compagnia americana che ha storicamente i diritti di recupero sui reperti e nelle missioni passate ha raccolto migliaia di oggetti: fermagli, piatti, spartiti, cappelli, borsoni in pelle, gioielli. L’apparato Marconi "ha un valore storico, educativo, scientifico e culturale che rischia di andare perso", ha scritto il giudice Rebecca Beach Smith, mettendo forse la parola fine a una guerra infinita e considerando la missione un’opportunità unica. Forse irripetibile, visto il degrado del relitto. Se sarà necessario, si potrà tagliare lo scafo (una sentenza del 2000 lo proibiva). Due giorni fa l’ultimo atto (per ora): dopo che il governo degli Stati Uniti aveva cercato di bloccare il progetto in extremis – e anche in passato si era levata la voce di archeologi e studiosi contrari a disturbare il gigante –, il giudice è rimasto della stessa idea e l’ha ribadita in una nuova sentenza. "Troppo tardi, è come piangere sul latte versato. Stiamo organizzando la missione per agosto", va dritto alla meta David Concannon, avvocato dell’Idaho e legale della compagnia. Ma soprattutto l’uomo delle imprese impossibili.  Ingaggiato nel 2000  dalla RMS Titanic Inc, da allora ha guidato diverse spedizioni. Dall’area del relitto negli anni sono stati recuperati migliaia di oggetti, che quando non sono esposti nelle mostre organizzate in tutto il mondo sono custoditi ad Atlanta. "Il telegrafo simboleggia l’eroismo degli operatori radio e la storia delle ultime ore del Titanic", si appassiona Concannon. 

Si punta a recuperare il gruppo motore-generatore e lo scaricatore. Il progetto ambizioso è di restaurare  gli apparati di Marconi e rimetterli in funzione, per far riascoltare, come in un brivido, la voce del gigante dei mari, ormai attaccato da batteri e correnti che lo stanno consumando. Se andrà tutto come deve, l'idea è di organizzare mostre in giro per il mondo. Nel piano presentato dalla compagnia, si userà un sottomarino a comando remoto (Rov, remotely operated vehicle), collegato a una nave da ricerca. Unico sistema per poter intervenire a quasi quattro chilometri di profondità. Dove il relitto venne ritrovato nel 1985, dopo molti tentativi andati a vuoto.

Marconi, come ha ricordato nel centenario del Titanic da Giuliano Nanni, studioso appassionato del genio bolognese, doveva imbarcarsi sul Transatlantico, come riferì al suo collaboratore, Marchese Solari. Era stato invitato dalla  White Star Line "quale personalità famosa in tutto il mondo",  "con la sola condizione di permettere di reclamizzare la sua presenza sulla nave". Ma cambiò programma  "pochi giorni prima della partenza", conferma il professor Giovanni Emanuele Corazza, presidente della Fondazione Marconi che ha curato lo studio dell'anniversario. Arrivò a New York con il Lusitania "una nave ormai sperimentata", le parole riferite dal collaboratore. E rinunciò anche la moglie, perché il figlioletto si era ammalato.
"Un tentativo affascinante sicuramente se va a buon fine", il pensiero di  Corazza sulla spedizione americana. Ricorda: "Oggi si parla tanto di SaaS, software come servizio. Marconi nel 1900 apre una società dedicata ai servizi per i transatlantici, l'equipaggiamento e le persone sono di proprietà della Marconi company. Quindi il telegrafo è senz'altro un oggetto storico che ha un significato eccezionale, anche dal punto di vista imprenditoriale. Ovviamente la fondazione è un luogo ideale dove farlo sostare. Ma è ancora un po' presto, vedremo".