Lunedì 17 Giugno 2024

TikToker suicida. La rabbia del padre: "La gogna dei cyberbulli ha distrutto mio figlio"

TikToker suicida. La rabbia del padre: "La gogna dei cyberbulli ha distrutto mio figlio"

TikToker suicida. La rabbia del padre: "La gogna dei cyberbulli ha distrutto mio figlio"

di Nicoletta Tempera

BOLOGNA

"Bisogna fare qualcosa, perché quel social è da chiudere". Le emozioni di Matteo Plicchi sono una burrasca. Il dolore si mischia alla rabbia, ma è la tenerezza del ricordo di Vincent ad alimentare la forza di questo padre, che ha cresciuto da solo il suo ragazzo, lo ha visto sbocciare nelle sue passioni. E lo ha visto morire. Suicida, a 23 anni, in diretta su TikTok. Per la vacuità e la crudeltà che la rete sobilla e fomenta. Ma Vincent non era solo un numero online. Non era solo l’influencer ‘Inquisitor Ghost’. "Era un ragazzo d’oro, era un altruista, era un artista. Realizzato, felice".

Matteo, da un lato c’è un dolore straziante, perché Vincent non c’è più. Dall’altro c’è la rabbia.

"Per le falsità architettate ad arte, per la macchina del fango che lo ha travolto. E per la superficialità di chi, senza sapere nulla, ha parlato di depressione".

Come era Vincent?

"Faccio un po’ fatica adesso a descrivere mio figlio (piange, ndr). Era un ragazzo d’oro. Con un animo delicato, sensibile. Stanno venendo fuori un sacco di testimonianze... Leggo messaggi di ragazzi che lo ringraziano. Dicono: ‘Stavo per farla finita e le parole di Vincent mi hanno fatto desistere’. Salvava gli altri, ma non è riuscito a salvare se stesso. Io sono stato un giovane burrascoso, lui non era come me. Se fosse cresciuto più duro, forse... ma no, perché nel suo dna aveva un cuore grande. La Certosa, per il suo addio, esplodeva".

Ma dei ‘rivali’ hanno deciso di fargli del male. Inventando bugie e infamità.

"Questa coppia di ragazzi turchi, che hanno già anche confessato su TikTok, ha architettato delle falsità terribili per distruggere mio figlio: addirittura un’accusa di pedofilia. Hanno anche ‘arruolato’ influencer italiani, che si sono prestati a diffondere menzogne. Ho scritto a questi ragazzi, ora anche loro finiti nella gogna che hanno alimentato. Ho chiesto loro perché lo ho hanno fatto. ‘Se non lo facevo mi ricattavano’, mi hanno risposto. Ma non solo".

Cos’altro?

"Se denigri sui social una persona che gode di un momento di visibilità, ne trai giovamento. Oggi anche il più sconosciuto che cita mio figlio in 5 minuti raggiunge 5mila follower. La tragedia è diventata virale e adesso sono come sciacalli. C’è gente che si finge Vincent, dice che è ritornato in vita. Una follia".

C’è un fascicolo ancora senza titolo di reato sulla morte di Vincent. Farà denuncia?

"Non lo so, ma mi chiedo a cosa serva. È tutto scritto, sono chiare le responsabilità. I carabinieri hanno avuto per quattro giorni il telefono di Vincent. C’è tutto lì dentro. Tutto per rintracciare i responsabili".

Lei è stato male anche perché si è insinuato che Vincent soffrisse di depressione.

"Mio figlio non era un depresso. È stata questa vicenda, scoppiata negli ultimi dieci giorni, a distruggerlo. Era sensibile, riservato. Il suo vissuto, come quello di tanti, era particolare: l’ho cresciuto da solo, dopo che la mamma se ne è andata quando era piccolino. È vero, vedeva uno psicoterapeuta. Ma questo non vuol dire che fosse depresso. Anzi. Aveva progetti, viveva un momento lavorativo ottimo come tatuatore, frequentava una ragazza... Questa gogna l’ha distrutto. Dieci giorni fa ha chiuso i suoi profili, mi ha detto ‘mi sto disintossicando dai social’. Dopo il weekend pensavo stesse meglio, mi aveva anche detto di essere pronto alla convention di tatuatori a Ferrara, la prossima settimana".

Adesso alla convention lui non ci sarà, ma il suo ricordo sì.

"E vogliamo farlo fruttare. Vogliamo creare un’associazione, un fondo per lottare contro la violenza sui social. La stessa che ha ucciso mio figlio".