Massimo

Donelli

Se no vi dicesse "Ti denuncio!" potreste rispondergli "Ok, allora ci rivediamo fra qualche anno". E se lui obiettasse "Come scusa?" potreste spiegargli "Sì, caro. Perché in Italia ci sono 3.300.000 cause pendenti. E la durata media dei processi sfiora gli 8 anni. Tiè!". Proprio così. Nel Paese dove si denuncia per i motivi più futili - il cane del vicino che abbaia troppo; gli scambi di insulti (ne scrive qui sopra Leo Turrini); il confine tra due orti di zucchine - la legge è davvero uguale per tutti: cioè lenta.

In Giappone la sentenza di primo grado arriva entro 200 giorni: da noi dopo 600. La Polonia emette un verdetto di secondo grado in 50 giorni: all’Italia non ne bastano 1.100. Cassazione? Mettete in conto altri 1.200 giorni, laddove il Portogallo se la cava con 100. Fatti due conti, ecco il totale: un processo da noi dura 2.900 giorni. Ossia, appunto, poco meno di 8 anni.

Perché? Come ha scritto il professor Giuliano Lemme, docente di Diritto bancario all’Università di Modena e Reggio Emilia, tra le cause c’è proprio "l’elevatissimo tasso di litigiosità": 4.000 procedimenti per abitante, il doppio rispetto alla Germania e ben sopra la media europea di 2.700. Masochismo puro. Abbiamo perso, infatti, 170 miliardi di investimenti stranieri proprio perché al gran premio della giustizia mondiale arriviamo sempre in fondo: 157esimi su 183 Paesi.

E siamo passati, così, da esser culla del diritto a esser fossa della Marianne…