Angela Terzani con suo marito Tiziano
Angela Terzani con suo marito Tiziano

Firenze, 24 aprile 2019 - Una vita con Tiziano Terzani. Potrebbe essere il titolo di un romanzo. La trama è un amore con tempi complicati, aggrovigliato tra grandi ideologie, guerre e speranze. Angela Staude, vedova del grande scrittore, nella sua casa fiorentina sta pescando in uno zibaldone di ricordi e appunti di viaggio: racconterà tutto in un libro.

Angela, è difficile riannodare i fili del tempo?
«Sono anni che ci sto provando. È molto complesso. Ho 80 anni... devo ricostruire fatti dal 1958 a oggi. Non ci siamo solo io e Tiziano, ma tutto un mondo. L’impegno politico, le marce contro la guerra del Vietnam, i totalitarismi».

Per seguire Tiziano in tutti i suoi viaggi e il suo lavoro da giornalista ha dovuto sacrificare le sue ambizioni. Si è pentita?
«Mi sono innamorata di lui a 18 anni. Era un giovane diverso dagli altri: già allora aveva le idee chiare. Voleva una vita intensa, non convenzionale. Ma lo voleva a tutti i costi. Era così affascinante... A differenza sua, invece, io non avevo una vocazione. Non sognavo di diventare una chirurga o una cantante d’opera. Ho pensato che stare con Tiziano sarebbe stata la mia sfida».

Quanto è contato l’amore?
«Molto. C’era un progetto comune. Sembra scontato, ma non lo è. A soli 18 anni ancora non sapevamo bene che cosa ne sarebbe stato delle nostre vite, ma avevamo avuto l’intuizione di fare qualcosa insieme. Quattro anni dopo ci siamo sposati».

Ci saranno stati momenti difficili...
«Ci sono stati anni in cui Tiziano lavorava all’Olivetti e io facevo la traduttrice. Non eravamo soddisfatti, volevamo impegnarci, guardavamo al Terzo Mondo, ai popoli sfruttati e saremmo voluti essere da tutt’altra parte. Sarebbe stato facile lasciarsi, eravamo giovanissimi. Però abbiamo tenuto duro».

Poi è iniziata la stagione dei viaggi in Asia.
«Sì. Tiziano ha iniziato a fare il giornalista ed è partito. Io l’ho seguito. La nostra prima figlia aveva solo nove mesi... Ricordo case bellissime tra Singapore e Hong Kong, le difficoltà a imparare il cinese, i miei figli che seguivano le lezioni in quel mondo lontano. Scrivevo un diario, che mi ha molto aiutato».

Nessuna difficoltà o titubanza?
«Tantissime. C’erano molte colleghe di mio marito, giornaliste e fotografe, donne emancipate. Erano al fronte, vestite come uomini. Quando mi vedevano mi chiedevano: ‘Ma tu che cosa fai? La casalinga?’. Era mortificante perché non potevo rispondere: ‘Io ho un lavoro!’. Di certo è che a me quel tipo di vita piaceva, ma rispondere così poteva sembrare riduttivo. Per fortuna veniva in soccorso mio marito...». 

Su quella vita ha scritto libri e diari...
«Sì, vivere in Cina negli anni in cui tramontava il sole sul regno di Mao è stata sicuramente un’esperienza indimenticabile. Se Tiziano fosse andato a vivere in un paesello, di certo, per me sarebbe stato più difficile! Poi ogni vita ha i suoi problemi. Tiziano viveva tutto con una passione tale che, dopo aver assistito a guerre e disastri, non riusciva a capacitarsi che il sistema di valori in cui credeva si fosse disgregato. Vivere con lui era davvero dura: si deprimeva con un’intensità pari all’entusiasmo che metteva nelle sue idee e nei suoi sogni. A un uomo così, non gli puoi rovesciare addosso te stessa». 

Si sentiva sola? 
«Decisamente».

Poi Tiziano si è ammalato. Come ha vissuto quegli anni?
«Lui si è ritirato in India e sull’Himalaya, da solo. Io lo raggiungevo ogni tanto, per il resto comunicavamo via fax. La malattia è arrivata troppo presto: aveva solo 57 anni. Ma anche in questo è stato speciale. Poteva rinchiudersi in una gabbia, invece il leone è riuscito a domare la malattia».

Oggi che mondo vedrebbe Tiziano?
«Un mondo in crisi. Nient’altro».