Il ministro della Salute, Roberto Speranza
Il ministro della Salute, Roberto Speranza

Roma, 24 novembre 2021 - "Dal 1° dicembre sarà possibile prenotare e prendere una dose di richiamo" di vaccino anti-Covid "sopra i 18 anni". Lo ha annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto sulle nuove misure anti-Covid. "Nei giorni scorsi - ha spiegato - abbiamo già fatto la scelta che va nella direzione di un anticipo della possibilità di avere il richiamo a 5 mesi. Questa indicazione è stata già formalizzata dall’Agenzia italiana del farmaco Aifa, il parere già pubblicato in Gazzetta ufficiale e da oggi è possibile avere il richiamo a 5 e non più a 6 mesi" dalla seconda dose. "Ora ci apprestiamo a un’ulteriore modifica che sarà vigente dal 1° dicembre e che ci mette in condizione di allargare ulteriormente la platea anagrafica delle persone che hanno diritto alla dose di richiamo. Fino ad oggi questa platea era limitata alle persone con più di 40 anni”, dall’1 dicembre si apre dai 18 anni in su.

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"Abbiamo un vantaggio, anche per le scelte coraggiose fatte nei mesi precedenti - ha concluso Speranza - e vogliamo provare a conservarlo anticipando il virus". La corsa alla terza dose è cominciata, ma è difficile capire quanto a lungo potrà proteggere dal contagio. Per il virologo Francesco Broccolo, dell’Università Bicocca di Milano, "nessuno al momento è in grado di sapere quanto potrà durare la terza dose, ed è possibile che possa non essere quella definitiva".

L’ipotesi, secondo l’esperto, è che "il rapido decadimento della protezione immunitaria potrebbe essere dovuto a una variante diversa dal vaccino per il quale è indotta la protezione". In altre parole, gli attuali vaccini anti Covid-19 sono stati progettati per rispondere al ceppo originario del virus SarsCoV2, che però nel tempo è mutato lasciando spazio alla variante Alfa, ora completamente soppiantata dalla Delta. "Un altro motivo è nel fatto che, a differenza di quanto avviene con i vaccini tradizionali, stiamo inducendo un’immunità molto mirata sulla proteina S", prosegue l’esperto riferendosi alla proteina Spike, che è attualmente il principale bersaglio dei vaccini anti Covid.

I vaccini che abbiamo conosciuto finora erano invece "costruiti con virus inattivati o a subunità proteiche", di conseguenza hanno come bersaglio diverse regioni del virus e non una soltanto. Alla luce di tutte queste incertezze, i dati sulla durata dei vaccini sono quelli sui quali autorità sanitarie e governi si stanno basando per decidere in merito alla terza dose. I dati di Israele sul vaccino Pfizer/BioNTech, elaborati dall’istituto di ricerca dei Leumit Health Services, si basano sui dati relativi a 83.057 adulti (età media 44 anni) che tra maggio e settembre sono stati sottoposti a tampone molecolare almeno tre settimane dopo la seconda dose di vaccino e che in precedenza non avevano mai manifestato segni dell’infezione da SarsCoV2.

I risultati indicano che, dopo la seconda dose di vaccino, il tasso di positività cresce col passare del tempo: è pari a 1,3% tra 21 e 89 giorni, 2,4% tra 90 e 119 giorni, 4,6% tra 120 e 149 giorni, 10,3% tra 150 e 179 giorni, infine 15,5% dopo 180 giorni. Rispetto ai primi 90 giorni dalla seconda dose di vaccino, il rischio di infezione è 2,37 volte più alto dopo 90-119 giorni, 2,66 volte più alto dopo 120-149 giorni e 2,82 volte più alto oltre i 150 giorni.