Roma, 9 settembre 2021 - Ormai è sicuro: anche l'Italia ha imboccato decisa la via della terza dose del vaccino anti Covid di fronte ad evidenze mediche che suggeriscono un calo della protezione immunitaria dopo alcuni mesi (5-6) dalla vaccinazione. La commissione tecnico scientifica dell'Aifa (l'Agenzia italiana per il farmaco) ieri ha dato l'ok per la terza dose del vaccino per i soggetti più fragili come gli immunodepressi. Ma quali sono le patologie che rientrano nel concetto di "fragilità" ai fini del Covid? E il parere positivo della Cts dell'Aifa riguarda tutte le patologie che il ministero della Salute aveva ricompreso nel concetto di "fragili" che furono vaccinati con priorità all'inizio della campagna di vaccinazione, oppure il concetto di "immunosoprressi" è più ristretto? Ancora sul sito dell'Aifa non è apparso un comunicato ufficiale in attesa della decisione definitiva (quello di ieri è solo il parere della Cts).

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Cosa c'è da sapere sulla terza dose

Facile quindi immaginare che a fine settembre, secondo il timing studiato dal governo, si comincerà ad inoculare la terza dose ai "fragili". Poi verso fine anno,dovrebbe toccare toccherà ai 4,2 milioni di over 80 e i 350 mila ospiti delle Rsa. All'inizio del 2022 sarà la volta degli operatori sanitari considerati più a rischio di contrarre l'infezione.

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Nel mondo scientifico si discute ancora molto sulla necessità della terza dose. La gran parte degli scienziati comunque ritiene che i soggetti più fragili vadano vaccinati ancora per ridurre il rischio di una risposta immunitaria affievolita.

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Le patologie

Ma quali sono le patologie considerate? Il decreto del Ministero della Salute pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 24 marzo le indica per categorie. Si va dalle malattie respiratorie (come la fibrosi polmonare idiopatica), quelle neurologiche (tra cui sla, sclerosi multipla,distrofia muscolare, miastenia gravis). Malattie cardiocircolatorie (come scompensi cardiaci in fase avanzata); patologie oncologiche, sindrome di down, fibrosi cistica.

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L'Ema

"L'evidenza scientifica mostra" che la terza dose di vaccino anti-Covid "deve essere considerata per le persone che potrebbero avere una risposta inferiore (di altre) alla vaccinazione come le persone immunodepresse" che "potrebbero avere bisogno di una dose addizionale". Lo ha detto Marco Cavaleri, capo della strategia vaccinale dell'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali.

Sempre Cavaleri fa sapere che l'Ema sta portando avanti "un'analisi accelerata dei dati forniti dalle case farmaceutiche che include i risultati di un test clinico in corso nel quale stanno venendo somministrate le terze dosi di vaccino a 300 adulti dopo sei mesi dalla seconda dose" e "il risultato di questa valutazione è atteso in alcune settimane".

Bollettino Covid del 9 settembre. Dati Italia e regioni live